Perché si dorme
Per quanto sconcertante possa sembrare, nonostante i
circa 100 anni di studi sull'argomento e la mole di
dati ricavati, non siamo ancora riusciti a capire quale
sia il significato funzionale del sonno. In altre parole,
non sappiamo perché dormiamo.
Sappiamo però che la privazione del sonno causa
un grave stress all'organismo, un deperimento che, nell'animale,
può portare anche alla morte. Il sonno quindi
è da considerare indispensabile per l'economia
vitale dell'individuo. La mancanza di certezze non ha
impedito un'intensa fioritura di ipotesi sul significato
del sonno.
Le
principali ipotesi
Secondo la teoria adattativa, basata sull'osservazione
degli animali, il sonno avrebbe il compito fondamentale
di migliorare l'adattamento all'ambiente e favorire
l'evoluzione. Grazie all'estrema plasticità del
sistema nervoso centrale, durante il sonno le esperienze
del periodo di veglia s'imprimerebbero stabilmente nel
cervello, determinando continui aggiustamenti nel rapporto
tra l'individuo e il suo ambiente che aumentano le capacità
di sopravvivenza.
- Nell’ipotesi energetica, durante il sonno si
verifica un riequilibrio omeostatico delle funzioni
superiori della corteccia cerebrale, allo scopo di favorire
i processi di apprendimento e la memoria. Proprio da
questa ipotesi ha preso origine la convinzione, molto
diffusa fino a qualche tempo fa, che ascoltare cassette
di lezioni o di istruzioni mentre si dorme fosse il
modo più semplice e veloce per imparare qualcosa.
- L’ipotesi elaborativa invece, punta sul metabolismo
delle cellule cerebrali, considerando il sonno come
una base biologica per l'elaborazione delle informazioni
e la loro registrazione. Infatti nella fase REM, in
cui si produce la maggior parte dei sogni, il cervello
sintetizza una quantità più elevata di
proteine, segno inequivocabile che sta lavorando.
- Per la teoria del gruppo neuronale, il sonno servirebbe
a stimolare l'uso delle sinapsi cerebrali che non sono
state utilizzate durante la veglia, in modo da rinforzarle
ed evitare che si atrofizzino. Dormire significa quindi
evadere dai sentieri consueti del pensiero per andare
a visitare le zone cerebrali trascurate, farle lavorare
e mantenere così l'intera corteccia in buona
salute.
- L’ipotesi strutturale sostiene invece che il
sonno ha la specifica funzione di attivare l'emisfero
cerebrale destro, incaricato del compito di 'resettare'
l'intero sistema di registrazione dei dati del cervello,
integrando le informazioni raccolte dutante la veglia.
Questa ipotesi è resa particolarmente interessante
dalla scoperta che l'emisfero destro del cervello è
più coinvolto di quello sinistro nell'elaborazione
dei sogni.
Probabilmente nessuna di queste teorie è completamente
esatta, ma ognuna di esse rappresenta una tesserina
di un mosaico più ampio. Se non sappiamo esattamente
per quale ragione dormiamo, sappiamo però come
avviene il fenomeno e quali parti del cervello sono
coinvolte in questo processo.
Come
si dorme
Il sonno è un viaggio straordinario che avviene
a nostra insaputa e ci trasporta in dimensioni sconosciute,
fuori dallo spazio-tempo in cui siamo abituati a muoverci.
Contrariamente all'opinione corrente, non ci si addormenta
progressivamente, scivolando passo passo fuori dallo
stato di veglia. Il sonno subentra in una frazione di
secondo: un istante prima siamo svegli, padroni delle
nostre funzioni percettive e del nostro sistema motorio;
a un tratto il cervello gira un interruttore e di colpo
stiamo dormendo, isolati dal mondo esterno da una barriera
invisibile che annulla ogni percezione, ignari di essere
partiti per il viaggio notturno. I muscoli si rilassano
e la mente diventa passiva come uno schermo cinematografico,
pronto a ricevere le immagini che verranno.
Che
cosa accade al cervello
II cervello cambia comportamento: comincia a emettere
nuove combinazioni di ormoni e a inviare messaggi chimici
che stimolano l'attività di tutte le cellule;
cambia l'attività elettrica cerebrale. Le variazioni
delle onde emesse dal cervello di una persona addormentata
sono misurabili con un'apparecchiatura specifica che
fornisce un tracciato, Velettroencefalogramma (EEG).
Nel sonno, il cervello lavora a ritmo frenetico e brucia
grandi quantità di ossigeno e di zuccheri, dimostrando
di essere tutt'altro che 'a riposo', come si credeva
un tempo.
Gli
affetti del sonno sul sistema immunitario
Una forte deprivazione di sonno produce sull'organismo
conseguenze negative: ci sentiamo deboli, indolenziti
e proviamo una sensazione generale di malessere, come
se stessimo covando un'influenza.
La mancanza di sonno causa anche problemi di stomaco
e disturbi intestinali; inoltre aumenta la sensibilità
al dolore e agli stimoli fastidiosi.
Simmetricamente, quando siamo malati il bisogno di sonno
aumenta, anche se la sua qualità non è
di solito buona. Una volta i medici attribuivano una
notevole importanza al sonno del malato, considerandolo
decisivo nelle crisi della patologia: se il malato riusciva
ad abbandonarsi a un sonno calmo e profondo, la guarigione
era ritenuta vicina.
Oggi sappiamo che il sonno svolge effettivamente un
ruolo di sostegno nell'attività di alcune cellule
del sistema immnunitario e delle sostanze chimiche che
intervengono nella malattia.
Durante i sonno i livelli nel sangue delle molecole
del sistema immunitario, come l'interleuchina 1 e 2
e il fattore di necrosi tumorale (TNF), aumentano significativamente:
fino a 10 volte nel caso dei TNF, le 'cellule killer'
naturali note anche come linfociti T.
TNF hanno il compito, estremamente importante, di distruggere
le cellule tumorali normalmente prodotte dall'organismo,
anche quando siamo perfettamente sani. È il loro
intervento a preservarci dai tumori. TNF sono anche
le cellule immunitarie che risentono maggiormente della
deprivazione di sonno. Basta stare svegli fino alle
3 del mattino per avere il giorno dopo una riduzione
del 30% di linfociti T nei sangue; in mancanza di sonno,
cala sensibilmente anche la produzione dì interleuchina
2.
Come
funzionano le cellule immunitarie
Una delle funzioni delle interleuchine (la 1 in particolare)
è quella di agire sul termostato cerebrale facendo
alzare la temperatura, per rendere l'ambiente sanguigno
inospitale all'invasore.
La febbre alta è arma privilegiata del sistema
imrnunitario per bloccare virus e batteri, impedendo
loro di riprodursi e dando il tempo agli anticorpi di
entrare in azione. Nei bambini, che dormono molto più
degli adulti, la febbre raggiunge rapidamente punte
elevate, segnalando che l'abbondante interleuchina prodotta
è scesa in campo, per calare altrettanto rapidamente
non appena gli anticorpi sono pronti. Intervenire subito
con forti dosi di antipiretici e antibiotici significa
disarmare il sistema immunitario del bambino e lasciarlo
in balia del virus.
Studi sperimentali hanno dimostrato che, negli animali,
una lunga deprivazione di sonno porta alla morte, proprio
per le massicce infezioni batteriche: lo stato di stress
estremo debilita gravemente l'organismo, e il sistema
immunitario, impoverito e privo di difese, cede all'invasore.
Anche le sue funzioni di sentinella sono attive: nonostante
la barriera percettiva interposta tra il soggetto e
il mondo esterno, un forte rumore, un odore acre o una
perturbazione significativa dello spazio (per esempio
un terremoto) fanno scattare l'allarme e lo inducono
a risvegliare prontamente il dormiente.
Se la perturbazione non sembra provenire da una possibile
fonte di pericolo, invece, lo stimolo viene incorporato
nel sonno come elemento dell'eventuale sogno in corso,
oppure genera un cambiamento di posizione. Tutti questi
processi coinvolgono una serie di sistemi e funzioni
cerebrali che interagiscono per offrirci una buona notte
di sonno.
I
termini da capire
Cervelletto. Porzione dell'encefalo posta tra il midollo
allungato e il cervello, situata nella parte postero-inferiore
della cavità cranica e divisa in due emisferi.
Controlla i sistemi di movimento e la coordinazione
muscolare.
Ipotalamo. Formazione posta sotto al talamo, che controlla
il sistema nervoso viscerale. È implicata nella
regolazione delle funzioni corporali in risposta ai
bisogni dell'organismo e ai suoi desideri, e nel comportamento
emotivo.
Neurotrasmettitori. Cellule cerebrali incaricate di
trasmettere e smistare le informazioni. Collegano il
cervello a tutto il resto del corpo.
Ponte. Sporge dalla superficie ventrale del tronco encefalico
e ha il compito preciso di connettere la corteccia cerebrale
con il cervelletto.
Sistema limbico. Formazione ad anello di aree cerebrali
sotto-corticali, poste intorno al tronco encefalico,
coinvolte nei processi emotivi e della memoria.
Sistema vegetativo. Parte del sistema nervoso che regola
gli organi e la muscolatura involontaria; il sistema
vegetativo è influenzato dall'ipotalamo.
Talamo. Stazione di ritrasmissione degli impulsi e delle
informazioni provenienti dai vari organi sensoriali
(occhi, orecchi, cute).
Tronco encefalico. È la regione a forma di stelo
alla base dei cervello, da cui germogliano gli emisferi
cerebrali. Regola funzioni vitali come la respirazione,
il controllo della temperatura corporea e il livello
di coscienza. Controlla l'inizio e la fine delle fasi
REM.
I
fattori che influenzano il sonno
Dal punto di vista fisiologico, il sonno e la veglia
sono differenti funzioni del sistema nervoso centrale,
affidate a complessi sistemi operativi distribuiti nel
cervello che producono stati elettrofisiologici e comportamentali
in continua trasformazione e aggiustamento.
Questi sistemi operativi comprendono il tronco encefalico,
il talamo, l'ipotalamo, il sistema limbico e la corteccia.
A tutto questo si uniscono i fattori legati alla produzione
di neurotrasmettitori specifici, che collaborano alla
creazione di particolari stati funzionali del cervello
e interessano il sistema vegetativo. Il sonno è
quindi un evento che coinvolge componenti neurofisiologiche
e neurochimiche, ma dipende anche da un organizzatore
interno di natura psicologica, legato a vari fattori
culturali e ambientali. Tra le condizioni ambientali,
la luce e la temperatura possono modificare il sonno
in maniera significativa, per esempio aumentandolo o
diminuendolo, e possono intervenire in ogni fase.
La
componente circadiana: un orologio biologico
La componente circadiana svolge il ruolo principale
nella modulazione del sonno. Il termine 'circadiano'
deriva dal latino circa dies ('intorno al giorno') e
si riferisce a un meccanismo interno al cervello sviluppato
dal corpo umano nel corso di milioni di anni, un vero
e proprio 'orologio biologico' che scandisce il ritmo
di sonno e di veglia con la precisione di un cronometro.
Come un sistema solare in miniatura, l'orologio biologico
riproduce al nostro interno il cammino della Terra intorno
al Sole.
L'importanza dell'orologio biologico è enorme,
perché, oltre a sincronizzare il ritmo sonno-veglia,
regola anche una complessa sintonia di attività
chimiche, ormonali e nervose delle cellule, imponendo
il suo ritmo a funzioni come l'alimentazione, la termoregolazione,
il comportamento motorio. La sua precisione è
tale che funziona anche quando l'ambiente esterno non
offre informazioni adeguate, cioè quando una
persona si trova in un ambiente che non permette di
sapere se sia giorno o notte.
Verso la fine degli anni Sessanta, alcuni ricercatori
in Germania, costruirono una stanza sotterranea isolata
dalla luce solare, dal rumore e dai campi magnetici.
I volontari che vi entrarono furono incoraggiati a seguire
ritmi personali, spegnendo la luce quando volevano e
alzandosi quando ritenevano di aver dormito abbastanza.
I risultati dell'esperimento confermarono l'esistenza
di una specie di 'contatore interno', capace di mantenere
inalterati i ritmi fisiologici di sonno e veglia, che
permetteva ai soggetti di conservare un ciclo vitale
grosso modo giornaliero, della durata di 25 ore.
La
componente omeostatica
Anche la componente omeostatica svolge un ruolo importante
nella fisiologia del sonno. Essa tiene una sorta di
'contabilità' delle ore dormite, determinando
una maggiore o minore propensione al sonno a seconda
del grado di soddisfazione dell'organismo.
Quando abbiamo sottratto troppe ore al bisogno fisiologico
di dormire, la componente omeostatica scatta implacabilmente,
facendoci addormentare in qualunque situazione ci troviamo,
perfino al volante di un'automobile.
Le
fasi del sonno
Fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso
si pensò che dormire fosse un fenomeno sostanzialmente
omogeneo e che esistessero soltanto due tipi di sonno:
il sonno lento o sincronizzato e il sonno rapido o desincronizzato.
Con le apparecchiature disponibili allora nei laboratori
di ricerca era stato possibile eseguire tracciati EEG
che rivelavano l'emissione, da parte del cervello, di
onde elettriche lente di tipo theta e delta nel sonno
lento, e di onde di voltaggio ridotto nel sonno rapido.
Furono alcuni studiosi americani scoprire, nel 1958,
la presenza di rapidi movimenti oculari nel sonno desincronizzato
e a collegarla all'attività onirica, battezzando
questa fase di sonno REM, contrapposta alla fase non
REM del sonno a onde lente.
Ma ben presto apparve chiaro che lo stadio non REM non
era uniforme e presentava a sua volta quattro fasi,
che corrispondono non soltanto a differenti bioritmi,
ma anche a differenti modificazioni dello stato di coscienza:
• addormentamento;
• sonno leggero;
• sonno profondo;
• sonno a onde lente.
L'addormentamento
L'addormentamento è la fase che segna il passaggio
tra la veglia e il sonno. Le onde cerebrali beta, tipiche
della veglia, lasciano il passo a onde più lente
di tipo alfa, e poi ad altre ancora più lente,
le theta. A questo punto cala una barriera sensoriale
che isola la mente dal mondo esterno. Suoni, odori,
rumori, movimenti non la raggiungono più. Il
tono muscolare si riduce, le pupille si contraggono,
mentre gli occhi descrivono lenti movimenti pendolari.
La respirazione si fa lenta e regolare, la temperatura
corporea si abbassa.
In questa fase, che dura circa 5 minuti, il sonno è
leggerissimo, e se si viene svegliati probabilmente
non ci si ricorda affatto di aver dormito. Ancora qualche
minuto, e si entra nella seconda fase.
Il
sonno leggero
La fase del sonno leggero si distingue per la presenza
di due onde peculiari del cervello che dorme: i fusi
del sonno e i complessi K.
I fusi del sonno sono costituiti da raffiche di onde
brevi e molto fìtte, che si inseriscono sullo
sfondo delle onde theta disegnando sul tracciato EEG
una figura caratteristica (che ricorda appunto i fusi).
I complessi K sono onde trifasiche, lente e ampie, che
sembrano comparire dal nulla per poi svanire.
Questi due tipi di onde riflettono le variazioni del
modo in cui il cervello elabora le informazioni sensoriali
che riceve sia dall'interno sia dall'esterno del corpo.
Non bisogna dimenticare, infatti, che solo la mente
è isolata percettivamente dall'ambiente, mentre
il cervello è sempre al lavoro.
Dopo circa altri 10 minuti arriva la terza fase.
Il
sonno profondo
Nella fase del sonno profondo, sul tracciato EEG compaiono
le onde delta. Ampie, regolari, molto lente e meno frequenti,
si inseriscono sulle precedenti sommergendole come grandi
onde. La barca della notte ha preso il largo, e naviga
sulle profonde acque dell'oceano, verso l'ultima fase
non REM.
II
sonno a onde lente
L'attività cerebrale precedente è scomparsa:
sono presenti solo le onde delta, le onde lente. Ormai
svegliarsi è molto diffìcile. Il battito
del cuore è lento e regolare, il corpo comincia
a secernere una quantità di sostanze.
Una delle ragioni che rendono importante dormire a sufficienza
è che vari ormoni vengono secreti in questa fase:
la melatonina, la prolattina, l'ormone luteinizzante,
il testosterone, la tiroxina e soprattutto l'ormone
della crescita, che ha la funzione di aiutare le cellule
a moltipilcarsi per riparare i tessuti danneggiati e
costruirne di nuovi.
Il sonno lento prosegue per circa 90 minuti, poi, improvvisamente,
tutto cambia. Ricompaiono le piccole onde theta, i fusi
del sonno e i complessi K. La persona prende a muoversi,
ma senza svegliarsi. Dopo circa 10 minuti, anche gli
occhi cominciano a muoversi rapidamente sotto le palpebre
chiuse. Inizia la fase REM.
Il
sonno REM: la fase del sogno
La fase del sogno è la quinta fase del sonno.
Sulle onde theta si inseriscono lampi di onde alfa e
beta, tipiche della veglia: per questo il sonno REM
è chiamato 'paradosso'. L'attività cerebrale
assomiglia molto a quella di un cervello sveglio, ma
la persona è sprofondata nel regno dei sogni,
come se avesse ripreso conoscenza ma si trovasse in
un altro mondo, lontano da quello abituale.
Rispetto alla durata del sonno, la percentuale delle
singole fasi si divide in 50% circa di sonno leggero,
25% di sonno profondo e 25% di sonno REM.
Il
corpo nella fase REM
Se il cervello sembra sveglio e in piena attività,
il corpo invece è impossibilitato a compiere
qualsiasi movimento, poiché i segnali nervosi
che provocano il movimento sono intercettati e bloccati
a livello del midollo spinale.
Solo gli occhi fanno eccezione. Si potrebbe pensare
che siano impegnati a seguire il 'film' che scorre sullo
schermo bianco della mente, e in effetti gli studi dimostrano
che il movimento degli occhi è in perfetta sintonia
con lo svolgimento del sogno in corso; tuttavia il movimento
oculare è presente anche nelle persone cieche
dalla nascita, che non hanno sogni di contenuto visivo.
Anche gli organi sessuali si modificano, inturgidendosi
sia nel maschio sia nella femmina, ma il fenomeno è
legato non all'attività muscolare, bensì
all'aumento dell'irrorazione sanguigna causato dalle
variazioni circolatorie che accompagnano il sogno.
La ragione per cui la muscolatura è privata del
normale contatto con i segnali di movimento è
che, in caso contrario, noi ci troveremmo a recitare
fisicamente il sogno che stiamo vivendo; e, in assenza
del controllo cosciente della mente, ciò comporterebbe
un certo pericolo per la nostra incolumità o
per quella di chi ci dorme accanto.
Un incubo può causare movimenti inconsulti degli
arti, borbottamenti, grida o lacrime, a volte in un
parossismo di agitazione che di solito finisce con lo
svegliarci.
Il primo periodo REM dura circa 10 minuti, poi il dormiente
ritorna alle fasi 3 e 4 del sonno profondo. Nel corso
della notte si alternano 4-6 periodi REM ad altrettante
fasi di sonno pesante, intervallati da risvegli brevissimi,
di una frazione di secondo, di cui non resta traccia.
La seconda parte della notte, che inizia all'incirca
dopo le 2, è la più ricca di sogni, perché
i periodi REM tendono ad allungarsi. Avvicinandosi al
mattino, i corpo riversa nel sangue una buona quantità
di cortisolo, l'ormone dello stress, per attivare le
riserve di energia del corpo in vista della nuova giornata.
La luce dei giorno funziona come segnale di sveglia.
Qual
è il senso dei sogni?
Complessivamente, i sogni occupano circa 2 ore dello
spazio dedicato al sonno, e questo vale per tutti, compresi
coloro che affermano con sicurezza di non sognare mai.
Il sogno, del resto, sembra essere davvero importante
nell'economia del sonno, tanto che se si depriva artificialmente
una persona della fase REM, svegliandola ogni volta
che la raggiunge, la volta successiva i periodi REM
si dilatano proporzionalmente per frequenza e durata,
fino a compensare la precedente deprivazione, come se
il cervello avesse assolutamente bisogno della sua razione
quotidiana di sogni per poter funzionare al meglio delle
sue possibilità. Ma qual’è il senso
dei sogni? Qui le opinioni degli esperti divergono.
Negli anni Settanta del secolo scorso, due ricercatori,
nel corso di esperimenti sul sonno dei gatti, scoprirono
che durante i sogni una piccola area vicino alla base
del cervello (chiamata ponte) emette segnali nervosi.
Partendo da qui, i segnali viaggiano verso l'alto, attraversano
l'intero cervello e si diramano nella neocorteccia,
attivando tutte le cellule nervose e provocando la formazione
di immagini, sensazioni e sentimenti.
Il sogno sarebbe dunque il tentativo di dare coerenza
e struttura unitaria a un insieme di eventi slegati
e generati dall'attività nervosa, per soddisfare
il bisogno di razionalità tipico della mente
umana.
Questa interpretazione si fonda anche sul fatto che
le sensazioni vissute in sogno sono simili a quelle
percepite quando gli scienziati, in laboratorio, stimolano
a caso zone della corteccia cerebrale con impulsi elettrici.
Noi sogneremmo, quindi, sogni diversi a seconda delle
cellule cerebrali attivate da un'eccitazione nervosa
del tutto casuale, e voler trovare nei sogni un significato
di tipo nascosto sarebbe un'operazione impropria.
L'opinione
degli psicanalisti
All'ipotesi dei precedenti ricercatori si oppone la
corrente di pensiero di derivazione psicanalitica che,
pur non negando la base neurofisiologica del processo
onirico, ne ritiene inaccettabili le conclusioni. Innanzi
tutto perché non è ancora stato dimostrato
che, anche nell'uomo, il ponte sia la sorgente di impulsi
collegati al sogno; in secondo luogo, perché
è possibile che gli impulsi, arrivando all'interno
di quel vasto e complesso mondo che è il cervello
umano, vengano filtrati e modificati dallo stato in
cui si trova il cervello in quel momento, riducendo
o perdendo del tutto la casualità di percorso.
Per esempio, gli stati d'ansia o di eccitazione influenzano
durevolmente lo stato elettrico di determinate cellule
cerebrali.
E’ dimostrato che questa influenza non viene meno
durante il sonno, ma fornisce la tonalità emotiva
di base dei sogni, dato che le cellule che rispondono
più prontamente agli impulsi nervosi sono proprio
quelle che erano state maggiormente attivate dalle esperienze
personali durante le ore di veglia.
E’ del tutto ragionevole quindi ipotizzare che
anche i pensieri inconsci, come quelli consci, possono
modificare lo stato del cervello e che, di conseguenza,
i contenuti inconsci prendono parte allo scenario del
sogno.
Sonno
e benessere psichico
Nel gennaio del 1959, un disc-jockey di New York, fu
proragonista di una delle prime ricerche sulle funzioni
psichiche del sonno. Per raccogliere fondi a favore
dei poliomielitici, si era impegnato a rimanere sveglio
per 200 ore, durante le quali avrebbe condotto un programma
radiofonico da una cabina di vetro collocata in Time
Square.
Si trattava di un'occasione davvero unica per gli studiosi
dell'argomento, che parteciparono all'esperienza con
l'intento di dimostrare la validità dell’
ipotesi psicanalitica che vede nel sonno, e in particolare
nel sogno, il garante dell'integrità mentale.
I risultati sembrarono fornire conferme positive. Verso
la fine della maratona, il disc-jockey cominciò
a soffrire di fissazioni a sfondo paranoico e ad avere
allucinazioni visive e acustiche.
L'entusiasmo della scoperta si smorzò in parte
quando si seppe che, per rimanere sveglio così
a lungo, egli aveva fatto abbondante uso di anfetamine,
che notoriamente danno luogo, appunto, a fenomeni di
paranoia e ad allucinazioni.
Tuttavia, una volta libero di addormentarsi, egli sprofondò
immediatamente in una lunghissima fase di sonno REM;
inoltre, durante tutto il sonno, le fasi REM, che normalmente
occupano solo un quarto del tempo complessivo, superarono
nettamente le altre fasi.
Dormire
è indispensabile per la salute mentale
La ricerca condusse alcuni studiosi a concludere che
esiste una pressione REM, ossia un fenomeno in base
al quale una persona che è stata privata a lungo
della possibilità di dormire, e quindi di sognare,
potrebbe diventare mentalmente instabile.
Nessun esperimento ha però mai potuto confermare
definitivamente che esiste un collegamento tra privazione
del sonno e stati psicotici; anzi, esperimenti successivi
hanno escluso che la deprivazione di sonno possa, in
sé, causare squilibri mentali.
E’ probabile però che possa funzionare
come molla scatenante nelle persone affette da disturbi
psichici latenti, portando allo scoperto un disturbo
mentale in precedenza silente.