Disagi psicologici che interferiscono con il sonno
L'insonnia può essere il sintomo di un disagio
psicologico, qualche volta di vere e proprie psicopatologie;
ovvero, può essere collegata alla struttura psichica
dell'individuo, alla fragilità o alla rigidità
delle sue componenti, indipendentemente dalle vicende
personali più o meno stressanti che la persona
si trova a vivere.
Cedere al sonno significa rinunciare al ruolo di vigilanza
dell'Io e sprofondare nell'indifferenziato. L'universo
del sonno e del sogno obbedisce alle regole dell'inconscio,
e rappresenta una regressione agli stati mentali della
vita fetale e neonatale. Il sonno ci accoglie come un
grembo materno in cui perdiamo la nostra identità
separata. Si comprende quindi come resistere al sonno
possa essere una spia visibile della paura, a livello
inconscio, di 'sprofondare nel buio per sempre', che
richiama direttamente l'angoscia di morte.
Circa l'80% delle insonnie è correlato a problemi
emotivi, che è importante affrontare perché
la sindrome possa risolversi. Ogni tipo di insonnia
risponde a un codice inconscio preciso, e nasconde una
difficoltà specifica.
La
paura di addormentarsi
Per chi solitamente fa fatica ad addormentarsi (soffre
cioè di addormentamento ritardato), l'allarme
scatta non appena si entra in uno stato di dormiveglia
e quindi si inizia a perdere coscienza.
Compare allora la paura, di cadere, di sprofondare nel
grembo della notte, di essere riassorbiti nel grembo
materno, di non poterne più uscire, di non rivedere
più la luce (del giorno e della coscienza).
Niente di tutto questo emerge alla coscienza. Si avverte
solo un senso di vuoto, di spossatezza, un'ansia che
si accompagna spesso a tachicardia; e dunque si rimane
vigili, agitati, incapaci di dormire. Quando il problema
è grave può comparire angoscia di morte.
Questo tipo di insonnia può essere il primo sintomo
di una sindrome ansioso-depressiva che a volte culmina
in attacchi di panico indifferenziato.
Strutturare un rituale del sonno può aiutare
molto le persone che soffrono di questo problema, perché
riporta a galla i percorsi rassicuranti che accompagnavano
da bambini l'andare a letto, attenuando in questo modo
l'angoscia del distacco.
Nei casi più gravi, è bene comunque ricorrere
all'aiuto di uno psicoterapeuta.
Il risveglio anticipato
come sintomo di depressione
Nel risveglio precoce può essere presente una
nota depressiva. Solitamente la parte del sonno più
ricca di fasi REM, quella in cui è più
intenso il dialogo intrapsichico tra l'Io e l'inconscio,
si colloca nella seconda parte della notte. Nelle forme
depressive, invece, c'è una sorta di ribaltamento:
il periodo di latenza delle fasi REM è accorciato,
e i periodi REM si concentrano nella prima parte della
notte, come se ci fosse l'urgenza di comunicare con
le proprie componenti profonde, di prendere conoscenza
di una parte di sé, di ricevere informazioni
che aiutino la persona a cambiare.
La depressione nasce da un blocco evolutivo della personalità:
un Io rigido si aggrappa alle proprie abitudini, accetta
solo i percorsi consolidati, le regole introiettate
nel corso degli anni; rifiuta di rimettersi in gioco,
di ridiscutere le proprie scelte e i propri valori.
Non è disposto ad accogliere le istanze di cambiamento
che provengono dall'interno, quindi 'suona la sveglia'prima
che il dialogo si approfondisca troppo.
Anticipare le fasi REM potrebbe essere un espediente
dell'inconscio per aggirare le resistenze dell'Io e
costringerlo ad 'ascoltare'. Subito dopo la persona
viene riproiettata nel mondo sotto l'urgenza di una
volontà di cambiamento che, però, nello
stato di veglia non è in grado di riconoscere.
Per questo l'insonnia da risveglio anticipato è
spesso sintomo di una sindrome depressiva latente o
conclamata, e tende più spesso a cronicizzare.
Inutile rimanere a letto e tentare di riprendere sonno;
il sintomo invita a riprendere in mano la propria esistenza
e darle un nuovo senso. Se rimane a letto, il soggetto
viene preso da una sensazione di vuoto, di inutilità
o di perdita che non sa spiegare.
In caso di insonnia da risveglio precoce, e bene rivolgersi
a uno psicoterapeuta.
L'insonnia a intermittenza:
un segno di fragilità
L’insonnia a intermittenza coniuga e approfondisce
le due precedenti. Qui un Io fragile si irrigidisce
per difendersi dalle emozioni che non sa gestire bene.
La struttura psichica, frammentata, nasconde ferite
affettive profonde.
In questa situazione non può concedersi di abbassare
a lungo la vigilanza, deve mantenere il controllo: il
minimo stimolo, interno o esterno, fa scattare un campanello
d'allarme, e la persona si sveglia.
Riaddormentarsi non è facile. La mente occupa
subito lo spazio lasciato libero dal sonno con i suoi
pensieri e le sue preoccupazioni; solo la stanchezza
riesce, infine, a farla cedere, e la persona si riaddormenta.
Ma, non appena il sonno si approfondisce, il ciclo ricomincia.
Anche in caso di insonnia a intermittenza e bene avvalersi
dell'aiuto di uno psicoterapeuta.
Oltre che di stati genericamente ansiosi e depressivi,
l'insonnia può essere sintomo di vere e proprie
psicopatologie, dalla depressione maggiore ai disturbi
bipolari, dai disturbi ossessivo-compulsivi alla schizofrenia
paranoide. Nelle fasi maniacali del disturbo bipolare
e nelle psicosi acute, la crisi è spesso preceduta
da un'insonnia da addormentamento improvvisa e resistente.
Il sonno, quando arriva, è brevissimo; le fasi
3 e 4 sono scarse, e la prima fase REM interviene rapidamente,
mentre nelle fasi depressive l'insonnia è più
spesso da risveglio precoce o intermittente.
Dormire, sognare, per
non pensare
In alcune forme di depressione, al posto dell'insonnia
subentra una sonnolenza acuta, con periodi di sonno
lunghissimi. Questo avviene quando lo stato depressivo
ha ormai costretto la persona a ritirare ogni investimento
emotivo dal mondo esterno. La comunicazione con gli
altri è ridotta ai pochi segni necessari per
la sopravvivenza fisica; quella con se stessi è
fatta di pensieri ossessivi che girano in tondo come
un disco rotto. II senso di vuoto interiore è
acuto ed estremamente penoso.
Dormire serve a non pensare, a staccare con il mondo,
ma anche a riposare dal dolore di vivere.
E una strategia dì sopravvivenza, un tentativo
di curarsi dall'interno: come fanno gli animali feriti
o malati, che si rintanano a leccarsi le ferite in attesa
di guarire.
Il sonnambulismo
II fenomeno del sonnambulismo ha sempre esercitato un
grande fascino: credenze superstiziose attribuivano
infatti ai sonnambuli facoltà quasi soprannaturali
e una chiaroveggenza capace di condurli incolumi attraverso
i percorsi più pericolosi.
Cinicamente il sonnambulismo consiste in una serie di
comportamenti automatici più o meno complessi,
eseguiti durante una fase di sonno lento; non ha alcun
rapporto con l'attività onirica, e non è
raro che sì manifesti nell'infanzia.
Improvvisamente il bambino si siede sul letto, afferra
le coperte o gli oggetti vicini, dimostrando di essere
in grado di percepire, anche se non chiaramente, l'ambiente
circostante. Parlotta un po', talvolta si alza, compie
un giro per la stanza, poi torna a letto. In rari casi
arriva a vestirsi, va in bagno oppure in cucina, mangia
qualcosa, si sdraia e si riaddormenta dove capita.
Contrariamente a quanto afferma la tradizione popolare,
il sonnambulo corre molti pericoli: infatti, se è
in grado di evitare gli oggetti più familiari,
può cadere dalle scale oppure dal balcone.
Quindi, se il vostro bambino è sonnambulo, eliminate
dalla sua stanza qualsiasi oggetto pericoloso, e non
fatelo dormire in camere che si affacciano su balconi,
terrazzi o scalinate.
Il sonnambulismo compare quasi sempre prima dei 14 anni,
e solo raramente prosegue nell'età adulta. Banale
nei bambini, quando il sonnambulismo insorge nell'adulto
segnala una condizione psicopatologica.
Disturbi fisici che compaiono
nel sonno
Ogni malattia interferisce con il riposo notturno, sia
per le reazioni emotive (come l'ansia o la frustrazione
dell'essere malati) sia per le conseguenze della malattia
sull'organismo.
Esistono però disturbi fisici che compaiono soltanto
durante il sonno: sono l’apnea ostruttiva associata
al russamento e la sindrome delle gambe senza riposo.
Quando russare è
pericoloso: l'apnea ostruttiva
II russamento è uno dei disturbi del sonno più
diffusi: ne soffre in qualche misura circa il 40% della
popolazione. I russatori sanno di produrre un rumore
vibrante, ma generalmente ignorano che questo disturbo
può diventare pericoloso quando degenera in apnea
ostruttiva.
Un disturbo di origine
'meccanica'
II russamento è provocato da un fenomeno meccanico:
quando dormiamo, i muscoli che mantengono la rigidità
della gola, necessaria per respirare, tendono a rilassarsi.
Con il passaggio dell'aria, i tessuti molli a lato della
gola vengono dapprima aspirati verso l'interno, e quindi
tornano in posizione.
Ciò produce rumorose vibrazioni e una sorta di
schiocco caratteristico.
Lo sforzo prodotto dai muscoli del diaframma per contrastare
l'effetto ostruente dei tessuti molli sulla respirazione
produce una pressione d'aria sempre più forte
sulla gola, in un crescendo di vibrazioni che bloccano
sempre di più il passaggio dell'aria mentre la
persona russa. Se la gola è un po' più
stretta, per costituzione o per la presenza di tessuto
adiposo, la situazione può degenerare: la gola
collassa e rimane chiusa, interrompendo il flusso d'aria;
gli sforzi del diaframma per aprirla e ripristinare
la respirazione falliscono, e il soggetto entra in apnea:
il respiro si blocca, i polmoni restano senza aria per
parecchi secondi, l'ossigeno cala nel sangue, mentre
il diossido di carbonio aumenta, fino a raggiungere
la soglia di pericolo.
A questo punto il cervello manda segnali di soffocamento,
finché il soggetto sì sveglia di soprassalto
e riprende a respirare.
I livelli di ossigeno tornano rapidamente normali, ma
lo stress scompensa la pompa cardiaca, che lavora a
tutto regime, e la pressione sanguigna per un po' raggiunge
livelli vertiginosi.
Secondo una commissione statunitense per le ricerche
sui disturbi del sonno, circa 40 000 persone muoiono
ogni anno di crisi cardiache causate da un episodio
di apnea ostruttìva nel sonno. Al di là
dei casi estremi, l'apnea ostruttiva causa problemi
di salute come il reflusso esofageo, problemi cardiovascolari,
gola secca, stanchezza, astenia, turbe della personalità,
perdita dell'udito, talvolta
impotenza.
Il disturbo colpisce prevalentemente i maschi fra i
30 e i 50 anni, particolarmente se obesi o sovrappeso,
ma non risparmia le donne {specie dopo i 50 anni) né
le persone magre, e neppure i bambini. Per trattare
i casi più gravi si può ricorrere alla
chirurgia,
I FARMACI E LE SOSTANZE
CHE INTERFERISCONO CON IL SONNO
Le insonnie persistenti, che non dipendono dall'alterazione
del "orologio biologico' o da cause psicologiche,
costituiscono un gruppo a parte: sono le alterazioni
del sonno causate da patologie mediche, da farmaci o
da sostanze eccitanti.
I farmaci
Numerosi farmaci di uso comune interferiscono con il
sonno: non solo gli antidepressivi, gli ansiolitici
e gli estratti tiroidei, ma anche i broncodilatatori
usati contro l'asma, i betabloccanti, gli steroidi.
Persino i barbiturici e altri ipnotici, che inducono
rapida assuefazione, possono portare rapidamente a una
grave insonnia persistente.
Le sostanze stimolanti
L'uso prolungato di queste sostanze genera insonnia:
l 'abuso di nicotina e di caffeìna contenuta
in té, caffè, bevande a base di cola;
l'abuso, la dipendenza e l'astinenza da alcol, cocaina,
amfetamine, simpaticomimetici ad azione simile, fenìlciclìdina
(PCP) e le 'nuove droghe' (ecstasy e simili); l'astinenza
da oppiacei e i disturbi conseguenti all'uso di allucinogeni.
Persino la cioccolata in tazza è uno psicostimolante
che aumenta lo stato di vigilanza, allontanando il sonno.
L'alcol funziona esattamente come i barbiturici: all'inizio
favorisce il sonno, ma la sua sospensione porta un'insonnia
persistente di rimbalzo.
La 'sindrome delle gambe
senza riposo'
Chi ne soffre accusa brividi e pelle d'oca alle gambe,
una sensazione fastidiosa che provoca la necessità
di strofinarle o di muoverle freneticamente.
Il disturbo compare quando la persona e a riposo (per
esempio seduta in poltrona) e raggiunge l'acme quando
si sdraia nel letto e si prepara a dormire; scompare
quando si alza e si mette a camminare.
Si associano scosse ritmiche degli arti; più
raramente sono coinvolti anche i muscoli delle braccia.
Le scosse si susseguono a intervalli di 20-40 secondi
per lunghi periodi, specie nel sonno leggero. Le fasi
di sonno pesante diminuiscono. Dormire in queste condizioni
risulta diffìcile. Nei casi gravi, anche la vita
diurna è compromessa, specie se la persona svolge
un lavoro che la obbliga a stare seduta.
La frequenza delle crisi e variabile: l'estate e le
variazioni meteorologiche costituiscono un'aggravante.
L'origine della sindrome non è certa, ma il disturbo
è più frequente negli anemici, nei dializzati,
nei diabetici, in gravidanza, nel climaterio e in chi
soffre di insufficienza respiratoria cronica.
La RSL può comparire a ogni età, ma tende
a peggiorare invecchiando; affligge il 5-10% della popolazione,
e va curata con farmaci specifici.