La psicoterapia
Prima di affrontare il tema della psicoterapia dell'insonnia,
occorre ricordare che questo disturbo in sé non
è una patologia, bensì un sintomo.
L'insonnia è dunque la spia di un malessere più
profondo, che può esprimersi anche con altri
sintomi collaterali, a volte meno evidenti o comunque
meno angoscianti per il soggetto, ma tuttavia illuminanti
per il terapeuta.
La
psicoterapia a orientamento analitico
La ricerca della radice profonda del disturbo è
lo scopo della terapia, ed è anche la ragione
per cui l'insonnia può migliorare facendo ricorso
a forme di psicoterapia.
Particolarmente indicate sono le psicoterapie a orientamento
analitico, che mirano a portare alla luce il malessere
nascosto sotto al sintomo dell'insonnia, per accompagnarlo
alla sua risoluzione traducendolo in “forme espressive”
migliori o differenti.
E’ il caso delle insonnie che nascondono uno stato
depressivo più o meno profondo, di quelle che
celano problemi di fragilità dell'io, che può
risultare almeno in parte frammentato o carente, di
quelle derivanti da una nevrosi di tipo ossessivo.
La
psicoterapia di tipo sistemico
Quando l'insonnia coinvolge direttamente o indirettamente
anche gli altri membri della famiglia, per esempio causando
irritazione o stati d'ansia, è meglio ricorrere
alle psicoterapie di tipo sistemico; l'insonnia infatti
può essere il segnale di un disagio familiare,
e diventare lo strumento attraverso il quale eventuali
conflitti possono essere “spostati” e al
contempo comunicati.
Le
tecniche di rilassamento
Quando l'insonnia si presenta come sintomo principale
e non come corredo di uno stato depressivo, con o senza
componenti ansiose, può essere sufficiente intervenire
con psicoterapie che utilizzano tecniche di rilassamento
o di distensione immaginativa, capaci di indurre uno
stato di coscienza “oniroide” che aiuta
la persona ad accostarsi al sonno come a un'esperienza
piacevole. Queste tecniche, da sole, migliorano sensibilmente
il benessere psicofisico e sono rassicuranti, ma hanno
un'efficacia limitata nel tempo. Infatti non eliminano
le cause psicologiche celate che formano la base e la
ragione del sintomo insonnia. Devono perciò essere
utilizzate come efficace premessa a una psicoterapia;
consentono infatti di raggiungere rapidamente un primo
risultato, e accelerano l'emergenza di materiale dall'inconscio,
abbreviando significativamente i tempi tecnici della
terapia.
Le
terapie comportamentali
Sotto il nome di “terapie comportamentali”
vengono annoverate tutte le tecniche di rilassamento
come il biofeedback, l’ipnosi, il training autogeno,
più alcune pratiche che mirano ad “addestrare”
la persona rendendola partecipe e responsabile della
gestione del suo sonno, come il regime ristretto di
sonno e la cromoterapia. Si fa ricorso a queste terapie
quando l'insonnia si accompagna a un particolare stato
di tensione emotiva al momento di coricarsi (insonnia
condizionata).
II
biofeedback
Il biofeedback è un metodo utilizzato per indurre
nel paziente uno stato di rilassamento muscolare e insegnargli
ad assumere il controllo della sua frequenza cardiaca
e della respirazione, al fine di rimuovere le condizioni
di eccitazione vegetativa che impediscono il sonno.
La persona viene collegata a una macchina che misura
in ogni istante i suoi parametri vitali: resistenza
elettrica della pelle, battito cardiaco, pulsazioni,
frequenza respiratoria, onde cerebrali. Attraverso la
macchina, la persona è informata continuamente
delle proprie reazioni fisiologiche e impara a controllare
coscientemente lo stato di tensione e di rilassamento.
Il biofeedback si è rivelato efficace in alcuni
casi di insonnia condizionata.
Presenta però due inconvenienti: richiede la
possibilità di avere un accesso regolare ai macchinari
necessari, non sempre realizzabile; inoltre, essendo
finalizzato al raggiungimento di un controllo razionale
delle emozioni, rinforza le strutture della coscienza
vigile, e va quindi nella direzione opposta rispetto
ai naturali meccanismi del sonno.
La
desensibilizzazione sistematica
Dopo aver raggiunto il livello di rilassamento desiderato,
con l’aiuto di varie tecniche di distensione,
il paziente viene invitato ad immaginare una serie di
situazioni che di solito gli impediscono di addormentarsi,
in ordine crescente rispetto al livello d'ansia che
producono. Rivivere le situazioni ansiogene in stato
di rilassamento dovrebbe favorire un maggior distacco
emotivo e disinnescare l'angoscia connessa alle situazioni
immaginarie. La tecnica viene ripetuta finché
la persona non impara a controllare l'ansia.
Il vantaggio di questa tecnica, rispetto al biofeedback,
è che non richiede l'impiego di macchinari. Tuttavia
la sua efficacia è piuttosto limitata; dipende
dall'atteggiamento della persona che affronta il trattamento,
in quanto entrano in gioco strutture psichiche diverse.
L'ipnosi
In molti casi, specie quando il disturbo è radicato,
può essere utile ricorrere all'ipnosi. Rispetto
alle normali tecniche di rilassamento, le tecniche ipnotiche
offrono un vantaggio in più: quello di promuovere,
oltre a una profonda distensione, anche un'efficace
modificazione delle cattive abitudini che accompagnano
spesso lo stato di insonnia persistente o cronica.
Questa tecnica richiede la presenza di un terapeuta.
Nella trance ipnotica la persona si trova in uno stato
di rilassamento profondo molto diverso dal sonno, in
quanto la suscettibilità agli stimoli rimane
elevata.
In sé, quindi, le tecniche ipnotiche non sono
utilizzabili come “introduzione al sonno”,
ma possono essere utili nell'ambito di una terapia,
per liberare i pazienti dagli stati ansiosi immotivati
che impediscono di dormire nei casi di insonnia psicofisiologica.
Il
regime ristretto di sonno
E’ una terapia drastica che può essere
definita “paradossale” perché ribalta
il tipo d'approccio corrente al problema dell'insonnia.
L'idea di applicare il concetto di “dieta”
ai disturbi del sonno nasce dall'osservazione di un
dato di fatto: gli insonni trascorrono a letto molto
più tempo di quello che spendono nel dormire.
Partendo da questo assioma, gli ipnologi decisero di
spezzare il collegamento distorto tra il periodo di
attesa del sonno e il sonno stesso che sta alla base
dell'insonnia, concedendo ai pazienti di passare a letto
solo le ore strettamente impiegate a dormire.
A questo scopo il paziente deve, per 2 settimane, compilare
giornalmente un questionario per stabilire quante ore
passa mediamente nel sonno. Una volta individuato il
tempo medio, si concorda l'ora del risveglio in base
alle esigenze personali; poi, a ritroso, si calcola
l'ora dell'addormentamento, in modo che il tempo passato
a letto coincida con il tempo medio di sonno abituale.
Per 8 settimane, ogni mattina la persona deve riferire
al terapeuta tutto ciò che è accaduto
durante la notte. Quando il paziente ha dormito per
almeno il 95% del tempo prestabilito per 5 giorni consecutivi,
si anticipa di un quarto d'ora il momento di coricarsi,
e così via, fino a raggiungere un periodo medio
di 8 ore. Per tutta la durata del trattamento, il paziente
non dovrà abbandonarsi a sonnellini diurni né
rimanere sdraiato, a letto o su un divano.
(Questo trattamento è efficace perché
la privazione iniziale consolida il sonno, anche a causa
della fatica diurna, e attenua l’ipervigilanza
cronica. Eliminando i “tempi morti” passati
a letto, si eliminano anche gli eventuali condizionamenti
negativi e la cattiva abitudine di cambiare di continuo
lunghezza e distribuzione del sonno.
Il
training autogeno
II training autogeno è una tecnica autoipnotica
elaborata per ottenere uno stato di rilassamento muscolare
accompagnato da una particolare distensione psichica.
Con la pratica, il paziente dovrebbe raggiungere la
capacità di “somatizzare” completamente
il proprio pensiero, concentrandolo su una determinata
funzione motoria o biologica, in modo da imparare a
controllarla.
Come funziona
La tecnica si basa su una serie di esercizi di seguito
elencati:
- Esperienza di pesantezza. Usando l'immaginazione,
il paziente deve ottenere la sensazione di appesantimento
e poi di rilassamento degli arti (cominciando dal braccio
destro).
- Esperienza del calore. Concentrarsi sulla sensazione
di calore nei vari distretti dei corpo causa un'effettiva
vasodilatazione sanguigna locale, che produce un innalzamento
della temperatura.
- Controllo del ritmo cardiaco. L'esercizio mira a raggiungere
il controllo della frequenza delle pulsazioni.
- Controllo della respirazione. E’ ottenuto attraverso
esercizi di respirazione guidata.
- Calore addominale. Dalla regione epigastrica all'altezza
del plesso solare, una sensazione di calore si irradia
a tutto il corpo.
- Freschezza del capo. Si raggiunge tramite la sua rappresentazione
mentale con la formula «La mia mente è
fresca».
- Con l'ultimo esercizio, il corpo è in stato
di rilassamento totale, e la mente è pervasa
da una sensazione diffusa di benessere.
Il training autogeno ha raggiunto la massima diffusione
nell'ambito della psicologia comportamentista, come
tecnica privilegiata per la risoluzione delle nevrosi
d'ansia con insonnia e somatizzazione.
La
fototerapia
La fototerapia è una tecnica che ha lo scopo
di ripristinare il corretto funzionamento dei ritmi
circadiani alterati da condizioni esterne. Le sue applicazioni
principali sono quindi solitamente limitate alla sindrome
da jet lag e ai disturbi del sonno che si manifestano
nelle persone costrette a lavorare nei turni di notte.
Come funziona
La fototerapia si basa sul ruolo giocato dalla melatonina
nei meccanismi del sonno. La melatonina è un
ormone naturale, secreto nottetempo dall'ipofisi per
informare il corpo che è giunto il momento di
dormire. L"orologio biologico” dei ritmi
circadiani, lavora in stretta relazione con i livelli
di melatonina presenti nel sangue, che dipendono dall'irradiamento
solare; minimi il mattino e nel corso della giornata,
cominciano ad aumentare verso il tramonto, per raggiungere
un picco nelle ore notturne e calare progressivamente
verso l'alba.
Anche la luce artificiale influenza la secrezione di
melatonina, in misura direttamente proporzionale all'intensità
luminosa della fonte.
E’ quindi possibile variare artificialmente i
livelli di melatonina, esponendosi a forti irradiazioni
luminose durante le ore lavorative notturne. La persona
viene poi invitata a proteggere gli occhi con occhiali
dalle lenti molto scure durante le ore diurne, e a dormire
in una stanza perfettamente buia.
In questo modo l"orologio biologico” interno
viene ingannato e indotto a regolare il normale ciclo
di veglia-sonno sui riferimenti artificiali imposti,
in modo che il turnista non sia esposto al tormento
dell'insonnia diurna e ai pericoli della sonnolenza
durante le ore di lavoro.
Per
i “gufi” e per le “allodole”
L'intensità dell'irradiazione deve essere valutata
caso per caso, in relazione all'età della persona,
alle sue caratteristiche fisiche e alla sua tipologia
cronobiologica: un 'gufo' (soggetto evening) ha ritmi
circadiani tendenzialmente più lunghi della media
e più flessibili, e avrà quindi bisogno
di un'irradiazione minore per ottenere il risultato;
contrariamente alle 'allodole' (soggetto morning) che
hanno ritmi più rigidi.
È importante anche valutare lo stato dell'apparato
visivo, per evitare intensità luminose che possano
danneggiarlo.
Il principio della fototerapia è simmetrico a
quello della terapia a base di melatonina, in cui l'ormone
viene assunto dall'esterno a ore prefissate.
Utile nella sindrome da jet lag, in alternativa alla
somministrazione di melatonina, la fototerapia è
stata utilizzata con successo anche nelle depressioni
stagionali, che insorgono d'inverno a causa della scarsa
irradiazione solare.
La
cronoterapia
La cronoterapia è una tecnica ampiamente usata
nelle cliniche del sonno nordamericane per curare le
sindromi da fase posticipata del sonno.
Le persone che ne sono afflitte non riescono ad addormentarsi
prima delle prime ore del mattino, e soffrono quindi
di un imponente debito di sonno, che non è recuperabile
nemmeno passando a letto la maggior parte dei fine settimana.
Dato che coricarsi prima non è di alcuna efficacia
perché il soggetto non riesce comunque ad addormentarsi,
gli studiosi del sonno hanno provato a capovolgere il
problema.
Come funziona
Il paziente viene invitato a posticipare di 3 ore ogni
giorno il momento di coricarsi, partendo dall'orario
in cui si corica abitualmente. Se, per esempio, si addormenta
abitualmente alle 3 di notte, il primo giorno dovrà
coricarsi alle 6 del mattino, il secondo alle 9 e così
via, fino a raggiungere l'orario ideale.
Il principio si basa sull'evidenza che, posticipando
l'ora di coricarsi, la persona crollerà addormentata
non appena toccherà il letto, per poi dormire
indisturbata le abituali 8 ore.
Naturalmente il giorno dopo avrà sonno più
tardi del solito e potrà posticipare di altre
3 ore il momento di addormentarsi. Si può così
riagganciare il ritmo sonno-veglia al normale ritmo
buio-luce nel giro di una settimana, e i risultati rimangono
stabili nel tempo.
Cronoterapia
anche a casa propria
E’ possibile praticare la crenoterapia anche restando
a casa propria. Basta liberarsi di tutti gli impegni,
lavorativi e non, per l'intera settimana, e assicurarsi
l'assoluta collaborazione dei familiari.
Prima di farlo, accertatevi però che la diagnosi
sia corretta, ossia che il vostro disturbo sia realmente
una sindrome da fase posticipata del sonno.
In caso contrario, la crenoterapia non otterrà
altro risultato che farvi sprecare una settimana di
tempo e sconvolgere i ritmi dell'intera famiglia.