Galateo - L'Adolescenza

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L'ADOLESCENZA


Questo periodo della vita di un individuo è alquanto controverso dal punto di vista del galateo. E' puramente un esercizio retorico dire cosa fare o non fare: a seconda del luogo in cui vivete le esperienze di vita dei vostri figli saranno differenti e lasceranno un'ombra più o meno marcata sul loro carattere. In una città le occasioni di vivere al di fuori della famiglia sono pari a quelle che si hanno in un piccolo paese, cambia solo il tipo di esperienze che vengono offerte al giovane. Vivere in città significa accettare la dispersività che le dimensioni della stessa impone; cominciare quindi con le regole relative al muoversi può essere importante: il giovane deve rendersi conto che gli sono offerti mezzi per spostarsi da un luogo all'altro senza renderne ancora necessario uno proprio. E' normale tuttavia la richiesta del motorino da parte sua, ma non è normale per la famiglia ignorare due fatti fondamentali: il motorino non può essere guidato prima del compimento dei quattordici anni di età e deve assolutamente essere guidato con il casco. Inutile dire che il primo mezzo proprio non concede all'adolescente il permesso di considerare la pubblica strada un autodromo e soprattutto deve ricordare che il motorino normalmente non si guida in equilibrio sulla sola ruota posteriore. La moda impone spesso modelli di mezzi ben determinati, che l'adolescente ritiene impossibile esimersi dall'acquistare lo scooter rigorosamente giapponese che ha soppiantato l'italianissimo ciclomotore o la storica vespa; la bicicletta non può più essere solo un mezzo a due ruote: assolutamente di rigore l'ultimo modello di mountain bike. Concedere tali mezzi di locomozione ad un giovane che ne faccia richiesta ai genitori è assolutamente sbagliato se l'acquisto non è motivato dalla necessità di un uso specifico: per esempio, abitando in pianura, è poco necessaria una bicicletta tecnicamente realizzata per percorsi off road. Dato che generalmente sono economicamente molto dispendiosi, è bene che sia il figlio a guadagnarseli, quindi deve cominciare ad apprendere le basi di una vita normale: lavoro+guadagno = possibilità economica. Il discorso precedente si applica alla maggioranza delle «necessità» dei giovani : l'abbigliamento ultima moda, il frequentare locali «inn», le attività extrascolastiche, le vacanze. La famiglia deve avere il più possibile una relazione «intima» con il giovane, o meglio deve rendersi conto della nuova posizione del figlio, del fatto che i contatti con i suoi coetanei cominciano ad assumere una complessità sempre più vicina a quella che il genitore ha nei suoi rapporti con la società. Fin troppo sovente i genitori tendono a dimenticare di avere vissuto essi stessi il confuso periodo dell'adolescenza, normalmente definito come l'età in cui «non si è né carne né pesce» e non si è in grado di affrontare e risolvere il più piccolo problema o prendere la più semplice delle decisioni. Tale situazione risulta spesso umiliante per il giovane, che non riesce ad essere obiettivo o ad avere senso dell'umorismo su ciò che gli sta a cuore. L'esperienza accumulata nell'adolescenza ha continue mutazioni a livello emozionale, al punto che avvenimenti rifiutati al momento, saranno normalmente accettati a maturità raggiunta: è un ciclo che si ripete all'infinito, ci troviamo di fronte a due tipi di comportamento da parte degli adulti. Quello più tradizionale è ostinarsi a considerare i propri figli ancora dei bambini: nel caso specifico dell'abbigliamento femminile, si tende a propinare loro la divisa da «brava bambina», mentre il genitore che ostenta la sua larghezza di vedute, accetterà di acquistare all'adolescente capi di abbigliamento ultima moda, anche se inadeguati all'età. In queste occasioni è bene adottare una via intermedia che possa soddisfare entrambe le parti, in modo che la figlia non si reputi emarginata e il genitore non si senta un mostro di cattiveria e incomprensione. Con il compimento dei 14 o 15 anni, aumenteranno sempre più le richieste di uscita senza accompagnamento dei genitori: come abbiamo già detto, le realtà in cui viviamo cambiano dalla città al paese: in questo ultimo caso i componenti il gruppetto di amici con i quali è prevista l'uscita, probabilmente sono già conosciuti dai genitori, che avranno meno remore nel concedere maggior libertà; nel caso della città non è cattiva norma informarsi su chi siano gli amici frequentati, che non devono essere giudicati in base al livello economico sociale, ma secondo elementi morali. Solitamente le prime richieste sono indirizzate verso spettacoli cinematografici e locali da ballo. Al cinema generalmente lo spettacolo, dati anche i costi odierni, vuole essere gustato nella sua pienezza: significa quindi poter apprezzare i dialoghi degli attori senza un curioso sottofondo di battutine e risate più o meno sguaiate, pur non essendo necessario comportarsi come in un convento di clausura; troppo spesso a quest'età il cinema viene considerato solo come momento di ritrovo e di divertimento con gli amici, senza ricordare che il bar, nell'intervallo fra primo e secondo tempo, è sicuramente il luogo migliore per avviare una conversazione a due o più interlocutori. Curiosa caratteristica femminile osservabile in qualsiasi categoria di locale pubblico, è la migrazione di massa, durante gli intervalli, verso la toilette: fra i tanti motivi di questo fenomeno probabilmente vi è la necessità di avviare un dialogo vertente su «tutto quanto fa spettacolo» all'interno del gruppo. Qualcuno adduce a giustificazioni del fenomeno suddetto, una forma di timidezza, che molte volte non scompare neanche al crescere dell'età. La discoteca, altro ritrovo di massa, non è il «luogo di perdizione» che solitamente viene dipinto, ma non è neppure un'isola di purezza e di ideali da considerare con leggerezza, dato che sempre più spesso la realtà ci sottopone episodi sgradevoli. Affrontate quindi l'argomento con i vostri figli nella più completa sincerità: non proibite loro tale esperienza, perché in questo caso agirebbero di nascosto, ma assicuratevi la loro complicità, facendogli capire che a 14 anni non è necessario frequentare locali che non aprono prima di mezzanotte oppure che non è indispensabile rientrare all'alba per dimostrare di essere adulti. In tal senso è bene che il genitore dimostri la sua condizione di tutore imponendo il rientro a casa a orari consoni all'età. A volte le amicizie di lunga data nascono proprio in questo particolare periodo, come pure le prime amicizie «interessate», guidata in massima parte dal look del momento. E' questa l'età in cui si creano i miti da adorare: ci si veste, si parla, si ascolta tutto e solo quello che il gruppo impone, si accetta di barattare il proprio essere con l'esteriorità richiesta dalla compagnia che si intende frequentare. Questo implica la chiusura del gruppo verso il singolo o verso i piccoli gruppi che rifiutano di uniformarsi, alimentando l'emarginazione di coloro che a volte non hanno la disponibilità economica occorrente a mantenersi in sintonia con la moda. L'adolescente dimostra il più delle volte scortesia e crudeltà gratuite nei confronti di coloro che non si uniformano alla massa. La buona educazione insegna, al contrario, di accettare chiunque con il dovuto garbo, soprattutto all'interno di un gruppo nessuno deve sentirsi escluso o di troppo. Anche quando si invitano a casa gli amici, vigono precise regole di ospitalità: non bisogna dimostrare la propria preferenza ad alcune persone a scapito di altre, tutti i presenti vanno coinvolti nelle iniziative prese, non vendicarsi di torti subiti escludendo persone meno gradite se presenti al momento dell'annuncio agli ospiti. E' bene inoltre che il ragazzo avverta in tempo la famiglia, in modo che quest'ultima possa organizzarsi, per non trovarsi in situazioni imbarazzanti, soprattutto se l'invito è per una spaghettata e non ci sono spaghetti in dispensa. L'usanza che esisteva fino a qualche anno fa di ritrovarsi a casa di qualche amico e organizzare piccole feste durante le quali musiche adatte favorivano la socializzazione fra i due sessi, comincia ad andare in disuso: cause concomitanti sono la scarsa tolleranza dei vicini in merito ai rumori di qualsiasi natura e la netta propensione dei giovani verso le discoteche. Non dimentichiamo che un tempo, tali riunioni erano permesse solo con la presenza «fantasma» del genitore in casa, mentre oggi è d'obbligo organizzarsi solo quando i genitori sono assenti o lontani. Questo fa si che i primi contatti con l'altro sesso siano più difficili, e la spaccatura non è colmata dalla quantità di letteratura e manualistica oggi disponibile al riguardo. L'adolescenza non prevede più la figura del ragazzo che va a prendere a casa la ragazza, si presenta ai genitori, offre l'ingresso al cinema o discoteca, non l'abbandona per chiacchierare con gli amici e la riaccompagna a casa all'ora stabilita. L'usanza galante di offrire alla ragazza la consumazione al bar oppure il biglietto d'ingresso è ormai in decadenza, complici due motivi fondamentali: in primo luogo i costi odierni rendono molto dispendiosa un'uscita di questo tipo; e in secondo luogo oggi è molto sentito, da parte delle donne, il discorso indipendenza, ossia l'applicazione pratica di quelle «norme» che l'emancipazione femminile comporta. Ora, l'uso comune vede gli adolescenti riunirsi «al solito posto», tutti insieme si decide dove andare, ognuno paga la sua quota e si torna a casa il più delle volte non proprio all'ora stabilita dai genitori. Forse la figura illustrata dal galateo non è più apprezzata dagli adolescenti di oggi, perché non attuale: ne abbiamo veramente la certezza o siamo noi adulti per primi a considerare anacronistici certi atteggiamenti? E' riduttivo ritenere i giovani unici responsabili dei mutamenti che avvengono nel nostro modus vivendi, quando genitori che si reputano moderni sono i primi ad adottare per i propri figli un più ampio permissivismo, all'insegna della modernità. Anche tra gli adolescenti la buona educazione non dovrebbe mancare e chissà che a volte ripristinare «vecchie» regole di cavalleria non riservi delle sorprese. La vacanza è un altro argomento da affrontare con la dovuta cautela. Possiamo classificare due diversi modi di fare vacanza: uno è la vacanza senza parenti, l'altro è la vacanza presso i parenti. E' comprensibile il desiderio dell'adolescente di non seguire più i genitori che si recano nel consueto luogo di villeggiatura, ma non è logica la sua richiesta di viaggiare solo o con gli amici, magari in autostop o con altri mezzi di fortuna. A prescindere dal fatto che prima del compimento dei 18 anni, il ragazzo non dovrebbe viaggiare per conto proprio, se i genitori vogliono andare incontro alla sua richiesta, possono informarsi presso le agenzie specializzate su eventuali viaggi organizzati del tipo tutto compreso oppure possono programmare il suo soggiorno presso parenti o amici. In questo caso l'adolescente affronterà da solo unicamente il viaggio, che può essere effettuato per nave, aereo, treno, pullman. Qualunque sia il mezzo usato, vigono precise regole; egli ricorderà di: non disturbare gli altri passeggeri, non invadere luoghi non adibiti ai viaggiatori, non intralciare il lavoro del personale e non considerarlo a propria disposizione, non sporcare e non rovinare ciò che è di pubblica utilità. Se per le sue vacanze sarà ospite presso parenti o amici di famiglia, osserverà le regole dell'ospitalità e non si comporterà come a casa propria, ma si uniformerà alle norme della casa in cui è stato gentilmente invitato. La particolare condizione di trovarsi in una città che non è la propria, non implica il diritto di trasformarsi in un essere civile che: bivacca per strada lasciando chiare tracce del proprio passaggio, violenta le orecchie altrui con urla, schiamazzi, volgarità gratuite, musica ad alto volume, per far notare l'ultimo modello di Hi-Fi. Queste sono tutte azioni che i giovani sono propensi a fare quando si ritrovano in gruppo e la trasgressione assume la forma di un'allettante proposta del tipo: «che importa, tanto nessuno ci conosce!».

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