Il progredire e l'evolversi
di usi e costumi, hanno cambiato l'importanza della
famiglia all'interno della società moderna. Essa
rimane il perno basilare intorno a cui ruota il nostro
vivere quotidiano: il suo ruolo di educatrice è
indispensabile per creare una società vivibile
e civile. A questo proposito il compito dei genitori
è alquanto complesso. Non esiste un manuale su
come crescere la prole, ogni genitore ha con sé
una lavagna pulita su cui ogni giorno può annotare
gli insegnamenti validi o gli errori. Lasciando da parte
le varie teorie di psicologi o pedagoghi, il genitore
è il miglior insegnante ed allievo di se stesso.
Troppa libertà, è dannosa al pari di un'estrema
rigidità. Come ci insegna la natura stessa, in
tutti i processi evolutivi è necessario il massimo
equilibrio, equilibrio che tra l'altro dovrebbe essere
innanzi tutto di dominio dei genitori che potranno così
trasmetterlo in seguito ai figli. Autodisciplina e coerenza
sono senz'altro i magici ingredienti che vi forniranno
la nomina di genitore dell'anno. Così, prima
di impartire direttive è necessario osservarle;
non bisogna per forza essere modelli di perfetta virtù,
ricordiamoci però che il bambino assorbe come
una spugna tutto ciò che è alla portata
dei suoi occhi e delle sue orecchie. L'esempio dato
dal comportamento dei genitori giorno dopo giorno, è
essenziale per la sua formazione intellettiva ed è
l'insegnamento più efficace, ma soprattutto continuativo,
in quanto è certo l'unica occupazione in cui
non si può abbandonare tutto per prendersi una
bella vacanza. Se i genitori stessi non osservano le
norme impartite ai figli, l'intero sistema educativo
perderà efficacia e loro stessi avranno contribuito
a sminuire il rispetto della prole nei loro confronti.
Il bambino innanzi tutto non è un giocattolo,
non è un grazioso esserino che sorride quando
lo trastulli, oppure che piange quando vuol mangiare
o si sente bagnato. Egli è principalmente un
essere umano intelligente e come tale va trattato fin
dai primi giorni di vita. Alcuni esperti sostengono
infatti che è importante stabilire un primo contatto
quando ancora è in fase embrionale, abituarsi
cioè a parlargli come se fosse già presente
e creare così un rapporto che il bambino assimila
a livello sensitivo e continuerà ad assimilare
dopo la nascita, quando comincerà la sua scoperta
del mondo che lo circonda. Non va perciò esibito
davanti ad un pubblico come un barboncino ben addestrato,
deve essere per lui naturale trovarsi in mezzo alle
persone senza sentire il bisogno di stupire. Allo stesso
modo, i genitori, anche se orgogliosi, devono evitare
di concentrare l'attenzione di eventuali ospiti o di
conoscenti casuali sul bambino soprattutto se egli è
presente. Primo: non tutti sono così ben disposti
ad ascoltare i pregi del piccolo; secondo: il bambino
arriverà a farsi scudo con la sua giovane età
per essere perdonato in caso di marachelle o per ottenere
riguardi prima e meglio degli altri, in quanto componente
più importante di tutta la famiglia. Il genitore
di oggi non è più il giudice supremo,
rigido e inflessibile, ma è soprattutto un amico
che sa rendersi disponibile 24 ore su 24 per ascoltare
e soddisfare le mille domande del bambino. Tale disponibilità
è primaria per non evidenziare la differenza
con il «mondo dei grandi». Questo è
uno dei termini da escludere completamente dal vocabolario
di casa; serve solamente ad emarginare il bambino e
relegarlo nell'ambito della parola «piccolo»,
sinonimo per molti di «scocciatore». I suoi
«perché» sono un'esigenza di apprendere
che dobbiamo rispettare, saranno questi «perché»
a fare di lui una persona completa, matura ed educata.
Non riconosciamogli solamente i diritti, il bambino
ha pure dei doveri precisi. Determinare quali siano
le sole piccole responsabilità ed esigere che
vengano osservate, significa renderlo partecipe del
mondo adulto, insegnarli che ognuno di noi ha un posto
nella società da mantenere. Avere piccole incombenze
lo preparerà a non fuggire davanti alle grosse
responsabilità quando sarà il momento.
Il bambino deve imparare a gestirsi con una certa autonomia:
deve essere in grado di lavarsi e vestirsi da solo,
tenere in ordine la sua camera e i suoi giochi, non
invadere con le sue cose le stanze riservate ad altri
scopi. Redarguire il bambino che compie un errore non
significa urlare a pieni polmoni frasi scoordinate sul
tipo: «non capisci niente» oppure «così
non si fa perché no». Innanzi tutto spiegategli
cosa non va e come sarebbe meglio fare, la correzione
è valida solo se sostituita da una dialettica
adeguata e soprattutto non urlate! A volte la sua piccola
mente può rifiutare a priori l'insegnamento se
si sente aggredita. Ricordate inoltre che gli alterchi
in famiglia possono risolversi con calma e moderazione,
una pacifica e intelligente discussione dimostrerà
che si possono avere diverbi in modo civile ed educato.
Abituare il figlio a parlare mantenendo un timbro di
voce contenuto non è sbagliato, l'importante
è non lasciarsi trasportare poi a urla indecenti
appena si presenta un attrito. Ciò diventerebbe
per lui un episodio insolito e di improprio interesse,
nonché motivo di contraddizione; il bambino deve
conoscere il parlare a bassa voce e il parlare a voce
alta, e considerarli con naturalezza. Sarà compito
del genitore insegnargli ad avere cura estrema del proprio
corpo. Molti bambini non amano il contatto con l'acqua,
perciò abbiate riguardo a che il primo impatto
con questo elemento non sia negativo: aiutatelo ad avvicinarsi
all'acqua con curiosità, magari giocando con
lui. Data l'importanza dell'igiene, verificate continuamente
il suo amore per la pulizia: orecchie, mani e denti
devono sempre essere scrupolosamente puliti. Se riusciamo
ad inserire questo meccanismo nella sua routine giornaliera,
lo renderemo autonomo e in grado di provvedere a se
stesso. In sala da pranzo: innanzi tutto controllate
che mani ed unghie siano pulite prima di sedersi a tavola.
Sarà l'età del bambino a stabilire se
è meglio farlo desinare prima o con i genitori,
indubbiamente provvederete a lui in anticipo se avete
ospiti a pranzo o a cena e non vi sono altri suoi coetanei.
Insegnategli che il tovagliolo non è un rettangolo
di stoffa che serve ad abbellire la tavola, al contrario
va sempre usato per pulirsi la bocca prima di bere o
prima di parlare. Abituatelo a masticare a bocca chiusa,
non parlare mai con il boccone, tenere i gomiti larghi
e appoggiati sulla tavola, servirsi porzioni di cibo
moderate che è in grado di finire, non alzarsi
mai da tavola senza avere prima mangiato tutto quello
che è nel piatto e, in ogni caso, senza prima
aver chiesto il permesso di ritirarsi. Queste dottrine
devono rientrare nel suo naturale modo di comportarsi.
Così facendo, sarete tranquilli in ogni occasione
e potrete accettare inviti a pranzo o cena sia presso
umici che al ristorante. Le sale da pranzo in cui siete
ospiti non devono mai essere considerate dai vostri
figli degli stadi per atletica leggera e men che meno
luoghi adibiti a caccia al tesoro, è importante
far capire fin da piccoli quali sono i confini del lecito.
Al ristorante, come in albergo, i bambini non devono
considerare gli altri commensali fonte di curiosità
invadendo la loro privacy e, cosa importantissima, non
devono girare attorno ai tavoli disturbando così
il tavolo dei camerieri. Ciò implica rispetto
per il lavoro altrui, rispetto che non ha una graduatoria
di importanza. Insegnamo a nostro figlio che il prossimo
merita tutta la nostra considerazione e ammirazione
qualsiasi mestiere svolga, perché la nostra società
necessita dell'opera di tutti. In ogni luogo pubblico
vi sono precise regole di educazione: così al
supermercato i bambini non devono fare gare di velocità
con i carrelli della spesa, non devono tirare giù
a piacimento la merce dagli scaffali, soprattutto non
devono aprire le varie confezioni. Quando si va a far
shopping, c'è la cattiva abitudine da parte delle
mamme di concedere piena libertà ai figli appena
entrati nel negozio, cosa che fa disperare le povere
commesse che si ritrovano a fare da baby-sitter temporanee,
a provvedere che i piccoli birbanti non combinino danni,
che non entrino nei luoghi non adibiti al pubblico,
che non rimangano intrappolati con le dita nelle porte,
ecc.