Il bambino dispone di
un'innata smania di sapere che va soddisfatta e incoraggiata.
Il suo ingresso all'asilo serve a prepararlo a considerare
l'apprendere e lo studio come un normale processo evolutivo;
può essere d'aiuto indirizzare la sua naturale
necessità di conoscere verso quei giochi che
vengono classificati educational e che generalmente
hanno complessità crescenti all'aumentare dell'età
del bambino: vanno dal classico gioco di manipolazione
a quelli che aiutano nell'apprendimento delle forme
e dei colori via via fino all'età in cui cominciano
i primi giochi di società. Adeguatamente preparato,
non subirà traumi nel passare alla scuola elementare
e saprà che l'insegnante non è la figura
dell'uomo cattivo, pronto a punire. Avrà già
imparato a socializzare coi compagni, a non interrompere
gli altri quando parlano, a non disturbare e a sedere
compostamente al suo banco senza girare l'aula, a chiedere
l'autorizzazione per parlare o per uscire, a rivolgersi
all'istruttore con il dovuto rispetto. La figura dell'insegnante,
mitizzata dall'allievo elementare, a mano mano che si
susseguono le classi, perde quella fattibilità
iniziale per lasciare posto ad una aperta critica e
contestazione quando si giunge al liceo o all'università.
Sarà il genitore prima del bambino a conservare
quella posizione intermedia che è dei saggi e
pensare al docente come ad una persona qualsiasi che
ha la facoltà di comunicare il suo sapere agli
altri. Il periodo scolastico impone al genitore maggiore
obiettività; bisogna sapere riconoscere i torti
del proprio figlio se condanna l'insegnante come causa
del suo brutto voto, o se il modo di condurre le lezioni
da parte dell'istitutore ha esito positivo. Seguite
vostro figlio nei suoi studi a casa, senza sostituirvi
a lui nei compiti che reputa troppo complessi. Programmate
la sua giornata di studio suddividendo con equità
il tempo dedicato ai libri e ai cartoni animati che
insisterà per vedere.