Nei rapporti con il
prossimo è indispensabile saper parlare, saper
esporre il proprio pensiero in maniera corretta. Il
saper conversare oggi non è alla portata di tutti,
anche se il grande numero di laureati potrebbe far pensare
al contrario; sono spariti i circoli letterari e i ricevimenti
culturali del secolo scorso nati esclusivamente per
gioire delle parole e discutere le varie correnti letterarie
(poi divenuti luogo di pettegolezzi), ora esistono solo
limitati ad un elite di persone. Il compito di educare
alla loquacità oggi è dato in esclusiva
alla scuola, e questo già ci dimostra quanto
è poco e mal seguita, e alla libera lettura che
purtroppo non è sviluppata come dovrebbe. E'
risaputo infatti che l'italiano medio non è un
grande lettore, e la percentuale dei libri letti in
un anno non è tale da soddisfare il mercato editoriale,
anche se ultimamente sono stati rinvenuti i segnali
della riscoperta del libro da parte di un pubblico che
aumenta anno dopo anno. Vediamo infatti che la lettura
è sempre più orientata verso il romanzo,
in tutti i suoi aspetti, mentre la saggistica è
poco seguita e la novità è data dalla
«scoperta dei diari giornalistici» collegati
agli avvenimenti che negli ultimi due anni hanno rovesciato
gli sconvolgimenti che sono sorti dopo la seconda guerra
mondiale. La televisione sopperisce la necessità
del leggere e dell'imparare, in ogni casa sono ormai
presenti almeno due schermi e questo facilita i componenti
della famiglia a seguire il programma preferito, escludendo
così ogni tentativo di colloquio tra loro. Soffermiamoci
poi per un attimo sul linguaggio usato in televisione,
ricco di termini moderni, impropri, italo-americani,
per non parlare della pubblicità che influenza
il modo di esprimersi, introducendo nelle case modi
di dire scontati o creati appositamente per imprimere
nella mente dell'ascoltatore il prodotto pubblicizzato.
Se a tutto ciò aggiungiamo il continuo rinnovarsi
di un linguaggio particolare in voga tra i giovani,
ci accorgiamo che coloro che usano correttamente un
linguaggio appropriato sono veramente pochi. Se volete
fare bella figura cercate di rendere il vostro discorrere
il più genuino e semplice possibile. Non riesumate
frasi pompose, caratteristica di un tempo passato, né
modi di dire troppo elaborati, ed eliminate dal vostro
vocabolario le cosiddette «frasi fatte»
che hanno il difetto di datare il vostro parlare al
periodo in cui sono state introdotte e che vi rivelano
poveri di termini. Avere un favellare vario e spigliato
farà di voi una persona apprezzata per la sua
intelligenza e, come individuo intelligente, non smentitevi
divulgandovi in racconti di episodi troppo personali
o di malattie, a meno che non vi sia esplicita richiesta
da intime amicizie. Le persone che avete appena conosciuto
non hanno sempre la disponibilità di ascoltare
questi episodi, come non tutti hanno la pazienza di
sopportare quanto sia bello, buono e bravo vostro figlio.
Inutile dire di non lasciarvi trasportare dalla noia,
se rivestite l'incarico di ascoltatore, e cominciare
a sbadigliare. Oltre ad essere un gesto villano per
chi vi parla, lo è anche nei confronti di chi
vi ha invitato. Non vi è altra soluzione che
reprimere lo sbadiglio, come reprimerete, o perlomeno
cercherete di farlo, uno starnuto se non avete a portata
di mano un fazzoletto. Si starnutisce infatti solo ed
esclusivamente nel fazzoletto, senza poi andarvi a vedere
come qualcuno purtroppo fa e vi scuserete con il vostro
interlocutore che avrà il buon gusto di non dirvi
«salute». Se nel discorso vi lasciate sfuggire
una «gaffe» non cercate di rimediare rimescolando
il tutto, peggiorerete la situazione con le vostre stesse
mani; l'unico modo per trarsi d'impaccio è quello
di ignorarla e di continuare come se nulla fosse. Altro
consiglio utile è di non sommergere chi vi ascolta
con vocaboli o frasi in lingua straniera solo per dimostrare
quanto è vasta la vostra cultura e, a meno che
non sia una cena d'affari, tralasciate di parlare del
vostro lavoro. Il linguaggio tecnico inerente con la
vostra professione può non essere di facile comprensione
per chiunque si trova al di fuori di esso; usandolo
sarete estremamente scortesi nei confronti dei vostri
ospiti volutamente esclusi da tale discussione. Non
date l'avvio ad un monologo sulle vostre vacanze o i
vostri viaggi, facendo così pesare sul vostro
interlocutore la vostra posizione privilegiata. Oltretutto
un monologo vi costringe ad essere brillante oratore,
a stimolare la persona di fronte a voi con frasi intelligenti
e divertenti: non provate a rivestire tale ruolo se
non siete più che sicuri del vostro successo.
Non gesticolate solo per sopperire con le mani la vostra
carenza di vocaboli, può non essere piacevole
per il vostro interlocutore vedere quel movimento continuo
che, oltre a distrarre l'attenzione dall'argomento in
discussione, denota di insicurezza di carattere. Per
lo stesso motivo non ostinarvi a rosicchiare un'unghia
che ha voluto crescere nonostante tutto, pensate anche
a come si presentano le vostre dita quando salutate
qualcuno con una stretta di mano. La cosa principale
per essere bene educati è riuscire a rivestire
i ruoli di narratore e ascoltatore. Quando prendete
la parola non fatelo mai alzando la voce ed interrompendo
l'altrui parlare in malo modo, aspettate sempre che
il vostro interlocutore abbia terminato di esporre il
suo pensiero e siate propensi a restituire il verbo
appena possibile, sempre che la vostra arringa non duri
tutta la sera. Saper tacere è importante quanto
saper parlare: un vecchio detto sostiene che il silenzio
è dei saggi. In un mondo dove predomina la superficialità
e l'apparenza è sempre più difficile trovare
persone in grado di ascoltare e di concentrarsi sui
contenuti. Per uno sciocco il silenzio fa le veci della
sapienza. Questa massima ci dimostra anche che a volte
chi tace è colui il quale non è in grado
di parlare correttamente e l'impressione data può
essere quella di un ottimo ascoltatore e di persona
intelligente, mentre non è necessariamente vero.
Anche il timido sa tacere, ma quella che può
essere considerata una qualità è invece
dettata dalla sua paura di sbagliare ed è per
lui un comportamento naturale, non certamente scaturito
da raziocinio. Abbiamo quindi due categorie di persone
che per motivazioni diverse danno di sé un'immagine
migliore di quello che sono in realtà. Il vero
saggio è colui che tace soprattutto se è
a conoscenza di fatti o aneddoti riguardanti gli assenti,
argomento solitamente molto apprezzato e seguito negli
incontri mondani. Questo ci porta ad affrontare il mondo
dei pettegolezzi, da sempre considerato predominio esclusivo
delle donne e che ora è passato di diritto a
tutti i ritrovi mondani, ai luoghi di lavoro, ovunque
l'adulto, uomo o donna che sia, si muove e gestisce
la sua vita. Prerogativa dell'adulto è diventata
l'incomunicabilità, il non saper affrontare direttamente
i terzi con le parole, per cui è molto più
facile nascondersi nei luoghi comuni, dietro a paraventi
che sono le mura di casa o dell'ufficio ed ergersi a
giudice nei confronti degli assenti. Sappiate modulare
la voce, specialmente nei colloqui di lavoro deve essere
ferma, chiara; scandite correttamente le parole. Non
farete certo buona impressione se il vostro timbro di
voce è troppo alto, se masticate tra i denti
anche i vocaboli e soprattutto se le vostre esse sono
accompagnate da spruzzi di saliva. Per essere un ottimo
oratore è indispensabile avere carisma, che consiste
in massima parte nel saper incantare chi ascolta prima
con la voce, poi con i contenuti. Usate sempre il lei,
forma di cortesia, quando vi rivolgete ad uno sconosciuto,
a qualcuno che vi è superiore per anzianità
o per grado nel lavoro, metterete così in pratica
il concetto di rispetto verso il prossimo. Serbate invece
il tu confidenziale per i vostri amici e per coloro
con cui siete in intimità: i giovani sicuramente
ne fanno un largo uso, rivolgendosi in seconda persona
anche a chi non conoscono purché sia loro coetaneo.