Il compimento del diciottesimo
anno di età, un tempo era contraddistinto dal
ricevimento organizzato in occasione del debutto del
giovane in società e segnava il suo ingresso
nella vita mondana e nel mondo degli adulti a lui precluso
in precedenza. Questo limite oggi non ha più
lo stesso valore: i giovani sono già introdotti
nella realtà circostante prima dei 18 anni. E'
comunque sempre attuale la difficoltà del giovane
nell'affrontare il mondo adulto, quanto gli viene richiesto
un approccio diverso, più maturo di quello che
prima gli era consentito. Non sono più scusabili
errori o manchevolezze causate dall'inesperienza, aumentano
le critiche e le note di biasimo con l'aumentare della
maturità, che si reputa necessaria nel distaccarsi
nelle varie situazioni. Il saluto è il primo
impatto che si ha con il prossimo: è quindi necessario
che venga effettuato il più correttamente possibile
per non influenzare coloro che ci vengono presentati.
Se siamo noi ad introdurre persone che non si conoscono
tra loro, ricordiamo sempre di presentare per prima
la persona più giovane, l'uomo alla donna, il
subalterno al superiore, con le dovute eccezioni del
caso: una gentile signora ad un prelato o ad un personaggio
di rango. Il cerimoniale non è più complesso
come un tempo, è sufficiente pronunciare correttamente
nome e cognome, onde evitare malintesi, e soprattutto
escludiamo i vari titoli nobiliari o accademici. La
presentazione è lasciata a nostra discrezione:
decideremo noi il momento e la formula migliore, tenendo
presente che la spontaneità è la chiave
per renderci subito graditi. E' obbligatorio tra persone
ospiti in casa nostra, mentre è del tutto facoltativa
in un incontro casuale per strada, o in altro luogo
pubblico, ed è sicuramente da escludere in caso
di visite di condoglianze. Se l'incontro avviene per
strada, l'uomo ricorderà almeno di togliersi
il cappello, sempre che lo porti, e ad un ricevimento
si alzerà, qualunque sia la persona a lui presentata.
Alla donna è invece concesso di rimanere seduta
a meno che non abbia di fronte una persona più
anziana o di riguardo. Nelle occasioni come i ricevimenti
in piedi o cocktail in cui gli invitati sono soliti
avere le mani occupate da bicchierino e piattino, è
sufficiente accennare un saluto con il movimento del
capo o un leggero inchino. E' permessa, anzi è
d'obbligo, l'autopresentazione nei grandi parties, con
centinaia di invitati. Nelle presentazioni evitate frasi
troppo pompose e fuori moda, tralasciate anche il comune
«piacere» o «fortunatissimo»,
un semplice sorriso è sufficiente per rendervi
cordiale e disponibile. E' importante salutare sempre
e chiunque, ma cosa più importante è come
salutare: il «buongiorno» fa di voi una
persona educata, ma il sorriso che lo accompagna vi
designerà come una persona gradevole e simpatica,
perciò se ogni tanto vi svegliate «con
la luna di traverso» non fate delle persone che
incontrate le vittime del vostro malumore. Quando vi
capita di essere poco disponibili, andate a recuperare
la maschera del sorriso che avete dimenticato da qualche
parte per casa, indossatela per essere sempre gentili,
in special modo se vi recate al lavoro. E' proprio in
tale sede che si distingue il «maleducato»,
cioè colui che ignora volutamente i subalterni,
facendo pesare la sua condizione di superiore, e il
«vero signore», cioè colui che quando
entra in ufficio non dimentica di salutare nemmeno il
fattorino ed è pienamente disponibile a spendere
cinque minuti del suo tempo per i suoi collaboratori.
Salutate tutti quindi, ma abbiate cura di farlo nel
modo più accurato se siete miopi o non siete
fisionomisti: è molto meglio rischiare di salutare
chi non conosciamo, che non rispondere al «salve»
di qualcuno che non ricordiamo. Salutare in modo corretto:
sarà la persona più giovane o inferiore
di grado a salutare per prima, così come l'uomo
si rivolgerà alla donna. Non urlate e non gesticolate
per farvi notare per forza da un vostro conoscente che
passeggia sul marciapiede opposto, anche se purtroppo
quella che è sommariamente definita come cattiva
abitudine è oggi una consuetudine in quanto il
traffico automobilistico e pedonale impedisce di seguire
i dettami della buona educazione, che consiglia di raggiungere
la persona in questione, fermarla e salutarla come si
conviene. Se vedete su un mezzo di trasporto pubblico
un vostro conoscente, evitate di sbracciarvi tentando
di farvi riconoscere: nei limiti del possibile cercate
di arrivare fino a lui, anche se ciò comporta
la perdita del posto a sedere e salutatelo normalmente.
Non abbiate il cappello in testa, sigaretta in bocca,
mani in tasca e se è domenica ricordate di staccare
per un attimo l'orecchio dalla radiolina che vi portate
appresso per seguire i risultati delle partite e rispondete
al saluto che vi viene rivolto. Non dimenticate che
le persone meritano la nostra attenzione incondizionata,
è quindi un semplice gesto di civiltà
dedicare loro qualche minuto senza distrazione. La stessa
regola vale per i giovani che non possono abbandonare
il loro walk-man: spegnetelo almeno quando vi viene
indirizzato un saluto. I gesti di saluto più
ovvi sono: la stretta di mano, un cenno del capo, il
baciamano, l'alzarsi il cappello, un leggero inchino.
La persona presentata non dovrebbe porgere per prima
la mano, ma se ciò accade facciamo in modo di
contraccambiare subito il saluto per non mostrarci scortesi
oltre il dovuto e mettere in imbarazzo le persone vicine:
una stretta di mano non corrisposta è gesto di
grande villania. La moda ha riportato in luce il guanto
come accessorio del nostro abbigliamento: ricordiamoci
di sfilarlo nello stringere la mano, a meno che le nostre
braccia siano cariche di pacchi e pacchettini. Viene
sempre porta la mano destra e la stretta deve essere
ferma e decisa: è la prima immagine di noi che
rivolgiamo agli altri. Non rendetevi forzatamente simpatici
o troppo invadenti con una stretta di mano tale da stritolare
quella che ci viene tesa, soprattutto se appartiene
ad una donna ed è inanellata, ma non rendiamoci
neppure indisponenti con una mano molle molle. Il baciamano,
il simbolo di un'epoca ormai trascorsa, continua nonostante
tutto ad essere presente nel costume odierno e ad essere
apprezzato da chi ama la galanteria, inaspettatamente
anche dai giovani. Non andrebbe mai rivolto alle signorine,
solo alle signore, anche se questa regola non è
più così categorica ed osserva un preciso
cerimoniale: il «gentiluomo» si china sulla
mano che gli viene porta, prendendo le nocche delle
dita e le sfiora delicatamente con le labbra stando
attento a non emettere schiocchi o altri suoni, ma attento
soprattutto a non rivolgere le suddette attenzioni ad
una mano guantata. Ricordate che tale rituale è
adeguato solo nei ricevimenti che si svolgono entro
le mura di casa, mai nei luoghi pubblici o all'aperto.