Cabala:
cosa significa questa parola, in apparenza oscura? Bisogna
ritornare molto indietro nel tempo, addirittura di molti
secoli. Cabala, o più esattamente Kabala, è
una parola ebraica e significa "tradizione"
o anche "interpretazione delle cose divine."
E la tradizione dice che Dio, nel consegnare le Tavole
della Legge a Mosè, gli diede anche, a voce,
la spiegazione del significato più profondo della
Legge stessa. Questa spiegazione, tramandata oralmente
nei secoli, diede luogo ad una particolare forma di
meditazione, ovvero di interpretazione delle Sacre Scritture
nel loro significato più occulto, da parte dei
mistici ebrei, la Kabala appunto.
Personaggio interessante fu il cabalista ebreo spagnolo
Abraham Abulafìa. Egli, studioso delle Sacre
Scritture, soleva manipolare le parole ebraiche delle
sue meditazioni, scambiando fra loro le lettere e creando
così infinite combinazioni, tutte con un fondo
di pensiero comune. Ad un certo momento (e questo è
molto interessante) Abulafia fece anche di più:
basandosi sul fatto che, come nel greco, anche nell'ebraico
la numerazione era fatta con le lettere dell'alfabeto,
e pertanto ogni lettera aveva il suo corrispondente
numerologico, "trascrisse in numeri le sue meditazioni",
facendo così un'opera letteraria composta da
numeri.
Per i cabalisti ebrei lo studio delle lettere e dei
numeri ebbe un fondo profondamente mistico e religioso.
E a questo significato delle lettere e del loro valore
numerologico si dedicarono gli studi e le meditazioni,
nei secoli successivi, di grandi pensatori cristiani.
Ma ritornando a quanto ci interessa, cioè al
concetto della corrispondenza numerologica delle parole
che, come abbiamo visto, ci giunge da molto lontano,
è stato possibile collegare i simboli onirici
a un valore numerico ben preciso, derivante dalla parola
stessa che tali simboli rappresentano. E così
siamo arrivati alla popolare "Cabala del Lotto".
Cabala, ovvero la scienza antica che, all'interpretazione
dei sogni, dei loro simboli, degli avvenimenti e delle
vicende della vita, affianca un numero o più
numeri. Quei numeri che tanto interessano e fanno palpitare
gli appassionati del gioco del Lotto. Concetti diversi
come "sogno", "avvenire" e "numero"
possono essere accomunati nell'unico concetto di "fortuna".
E ai giorni nostri, non solo gli esperti di cabala,
ma anche altri, (come quegli straordinari personaggi
dei quartieri popolari di Napoli) sanno trarre da un
evento clamoroso, da una sciagura, o più modestamente
dall'aver sognato, i numeri per un ambo o un terno,
spesso vincenti.
Il
Lotto
Anche per il Lotto sarà bene fare un breve cenno
storico: è interessante sapere che le cose, anche
le più semplici e che abbiamo sotto gli occhi
quotidianamente, hanno spesso una loro storia lontana,
un'origine che giustifica la loro presenza tra noi e
la loro durata nel tempo. Il Lotto, infatti, ha origini
antichissime. La parola stessa può derivare dal
latino "Ludus" (gioco) o dal germanico "Los"
(sorte). Già nell'antica Roma, durante i giochi
Saturnali che si celebravano in dicembre, in onore di
Saturno, si davano ai presenti, che volessero rischiare,
delle tavolette con un numero; tale numero, se estratto,
dava diritto a un premio. Pare che il gioco del Lotto,
così come è adesso concepito, abbia avuto
le sue origini a Genova. In questa città, infatti,
già all'inizic del XVI secolo, si facevano delle
scommesse sulle elezioni del Senato della Repubblica,
cioè sui nomi che sarebbero stati estratt dalle
cosiddette "borse" o urne. Il gioco, gestito
da pochi privati pieni di iniziativa, prese piede e
le somme puntate a poco a poco divennero sempre più
consistenti, con grande guadagno di coloro che tenevano
il "banco". Ciò indusse il Governo
della Repubblica a sostituirsi ai privati, ufficialmente
per regolamentare il gioco e dargli una parvenza di
legalità, ma in effetti per arricchire in questo
modo le casse dello stato. Venne istituito così
il "Gioco del Seminario", che aveva le stesse
caratteristiche del gioco già in voga ma che
prendeva il nome dalle "urne del Seminario"
ovvero quelle che racchiudevano i nomi dei candidati.
Più tardi i nomi dei candidati furono sostituiti
da numeri e, sempre con l'intento di dare al gioco parvenza
di legalità e anche di fini benefici e morali,
a ogni numero fu abbinato il nome di una ragazza povera,
che doveva prendere marito o farsi monaca, per crearle
una dote: dalla somma vincente, infatti, veniva detratta
una piccola parte da assegnare alla ragazza e, da questa
innovazione, il gioco prese il nome di "Lotto delle
zitelle". La diffusione che in Genova ebbe questo
gioco fu enorme e attrasse giocatori da altri paesi
e dagli altri Stati in cui allora era divisa l'Italia.
Questo non poteva certo garbare ai vari governi, che
vedevano uscire dai loro confini somme ingenti di denaro,
e il gioco venne pertanto avversato ferocemente all'inizio,
proprio per ragioni di economia, anche se si volle dargli
ufficialmente una ragione di moralità, ma alla
fine fu autorizzato. Dopo questo accenno di lotteria,
non si hanno altre notizie di un gioco ufficialmente
autorizzato, anzi abbiamo delle leggi che ne proibivano
in modo deciso la diffusione, come gioco che induceva
i giocatori a ogni forma di bassezza, pur di trovare
il denaro da scommettere, facendo loro dimenticare i
doveri verso la famiglia e lo Stato.
Nel 1732 il Granduca fece pubblicare un "bando"
che minacciava una forte pena pecuniaria e la galera
per gli scommettitori del gioco "genovese",
seguito da un altro bando in cui si minacciavano, oltre
alla multa ed alla galera, la tortura e la fustigazione
pubblica. Ma questo terribile bando fu solo la premessa
all'introduzione ufficiale del gioco del Lotto, gestito
dal governo di sua Altezza serenissima il Granduca.
E così avvenne a poco a poco in tutti gli Stati
dell'Italia, prima o dopo, quando i governi compresero
che il gioco attraeva molti scommettitori e poteva procurare
alle casse statali un enorme guadagno. Con
alternarsi di ripristini e soppressioni si giunse all’istituzione
della Regia Lotteria, con regole praticamente molto
simili a quelle in vigore poi nel Regno d'Italia.
Si adottarono già allora registri con bollette
a prezzo fissato per evitare, oltre che gli errori,
anche le frodi a danno dei giocatori; le bollette erano
di colori diversi a seconda del valore della giocata.
Le Direzioni compartimentali del Lotto erano otto: Bari,
Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.
Le estrazioni dei numeri erano pubbliche alla presenza
di funzionari statali ed erano effettuate da ragazzini,
a turno, indicati dai vari Istituti di beneficenza:
il ragazzo bendato contemporaneamente simboleggiava
l'innocenza e la fortuna. Dagli incartamenti che si
possono consultare negli archivi, può essere
fatta una valutazione delle entrate, veramente notevoli,
che l'erario ha ottenuto, fin dai primi momenti, dal
gioco del Lotto, e anche del contributo che le varie
regioni e città danno singolarmente a queste
entrate. E non è la sola Napoli, sebbene sia
una delle prime, a dare il maggior incremento al gioco;
anche le regioni del Nord d'Italia danno il loro massiccio
contributo e, cosa che potrà in apparenza sembrare
strana, sono le piccole giocate, quelle cioè
della gente non certo ricca, a dare le maggiori entrate.