Perché vengono i brividi?
Il brivido è
un tremore causato da contrazioni, involontarie e velocissime,
dei muscoli. Quando si ha la febbre alta, per esempio,
servono all'organismo per eliminare il calore in eccesso.
Nel caso del freddo, invece, hanno lo scopo di produrre
calore. Ma ci sono anche brividi che non si scatenano
per motivi strettamente fisiologici. In particolare
l'ansia, per esempio quando dobbiamo sostenere un esame,
o una situazione che incute timore (come la visione
di un film horror), mettono in moto una serie di reazioni
dell'organismo che mirano a creare una sorta di "stato
di emergenza". In questi momenti il corpo aumenta
la pressione del sangue, il numero dei battiti cardiaci
sale e il sangue si sposta dove c'è più
bisogno (per esempio ai muscoli, che in questo modo
si "preparano" all'attacco o alla fuga). In
questo caso i brividi possono quindi manifestarsi come
segni "somatici" dello stato psicofisico di
agitazione o di paura.
Perché gli gnocchi cotti salgono in superficie?
Patate e farina, gli
ingredienti degli gnocchi, sono ricchi di amido, sostanza
in cui le piante accumulano l'energia. L'amido è
composto da due derivati del glucosio (amilosio e amilopectina)
e si trova negli ingredienti in forma di granuli, nella
cui struttura si alternano zone amorfe (disordinate)
e zone cristalline (ordinate). La cottura degli gnocchi
è caratterizzata dalla diffusione dell'acqua
calda (che deve essere molto abbondante) nei granuli
di amido, che subiscono così una trasformazione
strutturale (gelatinizzazione): intorno ai 60 °C
si ha il rigonfiamento per idratazione delle regioni
amorfe e la fusione delle zone cristalline. A cottura
ultimata, gli gnocchi hanno acquistato la tipica consistenza
gommosa ed elastica, un peso specifico più basso
dell'acqua e, per effetto della spinta di Archimede,
salgono in superficie. Se poi li si lascia riposare
all'asciutto, l'amido subisce lentamente il fenomeno
della retrogradazione: esso cioè ritrova la struttura
cristallina originaria, con il conseguente indurimento.
Chi inventò gli scacchi
Secondo una delle tante
teorie, gli scacchi vedono le loro origini intorno al
VI secolo in India, da un gioco detto chaturanga. Da
questo "capostipite" sarebbero poi nate le
varie forme del gioco diffuse nelle regioni dell'Asia
(scacchi cinesi, coreani e giapponesi) e occidentali:
prima presso i Persiani, per passare poi agli Arabi
e, infine, all'Europa medievale. Altre ipotesi attribuiscono
al gioco cinese l'origine del gioco indiano. Il primo
trattato di scacchi di cui si abbia conoscenza è
opera di un medico di Baghdad e fu scritto nell'892
d.C.
Perché i monaci buddhisti hanno sempre una spalla
scoperta? E perché il "mala" ha 108
grani?
Il monaco buddhista
drappeggia la tonaca sul corpo in base alle condizioni
climatiche. I buddhisti cinesi evitano di tenere la
spalla scoperta, forse per un senso di pudore più
spiccato rispetto ad altri popoli o per il maggior rigore
del clima. Sul perché il "mala", un
filo di grani che molti buddhisti usano per contare
le preghiere, abbia 108 grani, una tra le spiegazioni
più accreditate è legata agli 8 tipi di
consapevolezza che si raggiungono prima dello stato
totalmente realizzato, e ai 100 Buddha che si manifestano
quando si raggiunge la condizione illuminata della mente.
In aereo si perde l’abbronzatura?
È una credenza diffusa quella che porta a pensare
che dopo una bella vacanza, magari al sole dei tropici,
"l'aria dell'aereo" acceleri la perdita dell'abbronzatura.
In realtà, si tratta di un mito da sfatare, perché
nel corso di un viaggio aereo di qualche ora il microclima
interno del velivolo non può incidere sulla tintarella.
Il tempo di permanenza a bordo è infatti molto
limitato e comunque non vengono riscontrati particolari
effetti sui meccanismi che mantengano la pelle "scura"
dopo una vacanza. La pressione nel velivolo è
equivalente a quella che si ha tra i 1.500 e i 2.500
metri di altitudine, con variazioni legate al tipo dì
aereo e alle condizioni atmosferiche. In queste condizioni
si registra un calo di circa il 4% dell'ossigeno presente
nel sangue, fenomeno sopportato senza problemi da chi
è in salute. E senza effetti sulla tintarella.
Perché
a volte sì sta peggio dopo aver fatto il pisolino?
Dormire troppo non fa bene: ci si sente ancora più
stanchi di prima. Invece è possibile riposarsi
facendo tanti brevi "sonni". Dipende innanzitutto
dall'esigenza di riposo che abbiamo in quel momento.
Se dobbiamo recuperare molto sonno perso conviene dormire
più del solito; se, invece, non c'è bisogno
di recuperi ma dormiamo ugualmente più del necessario,
se cioè oltre al sonno notturno facciamo anche
qualche pisolino extra, allora è facile che al
risveglio ci si senta ancora stanchi. È quella
che si chiama wom-out syndrome, ovvero "sindrome
da esaurimento", proprio perché sì
è dormito più del necessario. E invece
possibile sentirsi perfettamente riposati facendo esclusivamente
pisolini inferiori all'ora ma a scadenze precise. Il
velista Giovanni Soldini, per esempio, durante il giro
del mondo in solitària, ha adottato la tecnica
del sonno frazionato per tutto l’arco della giornata,
con sonnellini di 20-40 minuti l'uno ogni 5 ore circa.
Si chiama sonno polifasico ed è l'unico che consente
di non perdere il controllo della situazione troppo
a lungo. La stessa strategia infatti viene impiegata
dai soccorritori nei terremoti e dagli astronauti. Così
faceva anche l'uomo preistorico, per stare in guardia
dai pericoli, e così fanno ancora oggi i neonati
e molti animali.
Perché
alcune persone vengono punte dalle zanzare più
di altre?
Non ci sono persone dal sangue più "dolce"
o gradito alle zanzare. Questi insetti, piuttosto, sono
attratti dalla quantità di anidride carbonica
esalata dalle potenziali vittime, dal calore e dalle
sostanze chimiche emanate dalla pelle. Data la variabilità
di tali fattori, anche l'attrattiva delle "prede"
può mutare. Prurito. Ciò che cambia, inoltre,
è anche la reazione alle punture delle zanzare:
dipende dalla sensibilità della pelle che, a
sua volta, cambia con l'età. In generale, i bambini
sotto i 4 anni non sentono nulla, tra i 4 e i 6 anni
mostrano una reazione nel giro di 20 minuti. A mano
a mano che si cresce, la reazione e sempre più
ritardata: un adulto oltre i 40 anni può non
mostrare segni fino a 16 ore dopo.
Che
cos'è il coma?
Il coma è uno stato di parziale o totale perdita
di coscienza, causato da un danno subito dal cervello.
Può andare da un lieve torpore fino al coma profondo.
Per fortuna, nella maggior parte dei casi ci sì
"risveglia" dopo meno di 4 settimane, durante
le quali il cervello guarisce. Si può uscire
anche dal coma profondo, uno stato vegetativo che dura
magari decenni ma nel corso dei quali, nonostante gli
stimoli esterni non provochino alcuna risposta, il cervello
mantiene la sua attività elettrica. Irreversibile.
Dal coma detto "dépassé", invece,
non si è mai svegliato nessuno: le cellule del
cervello sono morte, non c'è attività
elettrica cerebrale e non si registrano riflessi. Queste
condizioni, accertate con strumenti che non consentono
margine di errore, non lasciano alcuna speranza di risveglio,
ma solo la possibilità di salvare un'altra vita
donando gli organi.